Il futuro dell’acqua in Italia si presenta preoccupante: entro il 2070, le riserve di neve e acqua nivale potrebbero dimezzarsi, con impatti più gravi negli Appennini rispetto alle Alpi. Lo studio IT-WATER, realizzato da Fondazione Cima in collaborazione con Agenzia ItaliaMeteo e Fadeout Software, ha reso pubblico un quadro allarmante, finanziato nel quadro del Pnrr. Secondo i dati, le aree comprese tra i 1.500 e i 2.000 metri di quota, che forniscono la maggior parte dell’acqua per l’irrigazione, vedranno una riduzione del 50% delle riserve glaciali e nivali. La situazione è particolarmente critica per le regioni appenniniche, dove le altitudini inferiori e la maggiore vulnerabilità aumentano i rischi.
Le previsioni del report IT-WATER
Il report, presentato durante il Festival dell’Acqua di Utilitalia, ha evidenziato come le estati recenti, come quelle del 2022 e del 2026, abbiano registrato fusioni glaciali tre o quattro volte superiori rispetto a un anno medio. Questo fenomeno ha portato a condizioni di scarsità idrica nel Nord Italia, con impatti significativi su agricoltura, industria e popolazioni. Le previsioni indicano che tali situazioni saranno sempre più frequenti e intense, a causa della progressiva riduzione delle riserve glaciali e nivali, considerate un patrimonio non rinnovabile.
Le previsioni del report IT-WATER indicano un calo del 50% delle riserve glaciali e nivali entro il 2070.
Stando al report, “le condizioni di scarsità idrica che si sono verificate soprattutto nel Nord Italia nel 2022, 2023 e 2026 con i relativi impatti (risalita del cuneo salino, mancanza d’acqua per l’irrigazione, ordinanze di restrizioni di uso per le popolazioni e tensioni emergenti intorno all’allocazione della risorsa per diversi usi: ecosistemico e umano, agricolo e industriale) saranno sempre più frequenti ed intense”, a causa anche della “progressiva riduzione delle riserve glaciali e nivali che rappresentano il patrimonio non rinnovabile di acqua di cui disponiamo”.
La sfida per i gestori del servizio idrico
La direttrice generale di Utilitalia, Annamaria Barrile, ha sottolineato l’importanza di disporre di dati affidabili e approfonditi per permettere ai gestori del servizio idrico di pianificare e prendere decisioni informate. “In un contesto in cui gli effetti dei cambiamenti climatici impattano in maniera sempre più importante sulla disponibilità della risorsa, è fondamentale poter contare su una base di dati ampia e precisa”, ha spiegato. L’obiettivo di IT-WATER è fornire dati sempre più accurati al servizio di amministratori, enti di ricerca, gestori e operatori pubblici e privati.
Il progetto IT-WATER mira a unire i dati climatici al ciclo dell’acqua per permettere una gestione più efficace delle risorse idriche.
Luca Ferraris, presidente di Fondazione Cima, ha aggiunto che “la sfida non è soltanto sapere come cambierà il clima, ma capire che cosa quel cambiamento significherà per l’acqua che avremo realmente a disposizione”. L’obiettivo del progetto è unire i dati climatici al ciclo dell’acqua, permettendo di adattarsi e pianificare gli interventi necessari. Questo approccio è cruciale per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e garantire la sostenibilità delle risorse idriche. Le previsioni a lungo termine costituiscono un elemento centrale per la pianificazione degli interventi e quindi per gli investimenti. Con il calo delle riserve glaciali e nivali, il settore dell’acqua dovrà affrontare sfide crescenti, richiedendo una gestione più attenta e innovativa. L’Italia, in particolare, dovrà trovare soluzioni per garantire l’approvvigionamento idrico in un futuro sempre più incerto, con impatti che si estenderanno a tutta la popolazione e all’ambiente.



