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giovedì 1 Ottobre 2026

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L’editoria deve trasformarsi: da negozio a sigillo di fiducia

L’editoria si confronta con il futuro: da negozio a sigillo di fiducia.

Federico Silvestri, amministratore delegato del Gruppo Il Sole 24 Ore, ha lanciato un allarme sull’editoria digitale: il settore deve evolversi, trasformandosi da un’attività basata su clic e traffico a un presidio di fiducia e autorevolezza. Il dibattito, per anni concentrato su indicizzazione, modelli di business e traffico, oggi si sposta su valori come trasparenza, attendibilità e libertà di scelta. Per Silvestri, il futuro dell’editoria dipende non solo dal modo in cui si distribuisce l’informazione, ma anche da come si costruisce un rapporto di fiducia con i lettori.

Da negozio a sigillo di fiducia

Il marchio editoriale, spiega Silvestri, assomiglia sempre meno a un negozio che attira clienti con la vetrina, e sempre più a un sigillo di un notaio. Non è più sufficiente produrre contenuti, ma bisogna certificare l’origine e la responsabilità di chi li racconta. Questo cambiamento è reso possibile da un meccanismo strategico chiamato “unbundling”, che ha scomposto il giornale in singoli articoli, e ora scompone l’articolo stesso in singole affermazioni, ricombinate senza autore.

La fiducia è il nuovo valore di scambio.

Secondo i dati del Reuters Institute, il traffico organico da ricerca è calato del 33% a livello globale nell’ultimo anno, con un ulteriore 43% atteso nei prossimi tre. Le ricerche “zero-click” sono salite al 60% del totale. Questi numeri segnalano un spostamento di potere dagli editori verso i soggetti che elaborano l’informazione e la restituiscono come risposta sintetica. Il valore economico dell’editoria si sposta dal condurre il lettore fino alla fonte all’essere riconosciuti come fonte affidabile, a prescindere dal percorso compiuto per arrivarci.

La responsabilità umana nel cuore del processo

In redazione, Silvestri sottolinea che si dispongono oggi di strumenti straordinari, ma devono restare un supporto alla responsabilità umana. La capacità di interpretare la realtà e selezionare ciò che è rilevante continua a dipendere dal fattore umano. È proprio questa somma di qualità e responsabilità che distingue l’informazione professionale, basata sul fattore umano, dal semplice aggregato automatico di contenuti.

La tecnologia non sostituisce l’umano.

L’intelligenza artificiale, pur integrata in molte redazioni, non replica fino in fondo la funzione della certificazione. Questa richiede qualcuno disposto a metterci la faccia. Il futuro degli editori risiede nella capacità di coinvolgere i propri lettori attraverso approfondimento, commento originale, analisi e conoscenza qualificata. Le grandi marche dell’informazione gestiranno piattaforme multimediali trasversali, prevalentemente audiovisive, e se sapranno interpretare con coraggio e velocità il cambiamento in atto, continueranno a essere un presidio di libertà di pensiero e di qualità democratica del dibattito pubblico. Il confronto con Silvestri conferma un’intuizione che nasce dallo studio delle traiettorie dei modelli di business sotto pressione tecnologica. Quando la distribuzione si automatizza, il vantaggio competitivo migra verso ciò che non si può sintetizzare, ovvero la responsabilità editoriale. La vera scommessa per l’editoria è diventare l’infrastruttura di fiducia su cui la stessa AI dovrà appoggiarsi per restare credibile agli occhi di chi la interroga. Chi arriverà per primo a questo traguardo avrà in mano la capacità di garantire l’attendibilità delle notizie, in un contesto dove questa è sempre più difficile da trovare.

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