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venerdì 2 Ottobre 2026

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Esteri

L’Europa delle patrie altrui: un’ipotesi di divisione tra sovranità e potere

L’ipotesi di un’Europa frammentata tra sovranità nazionali e potere esterno. Un futuro in cui le destre radicali potrebbero ridurre il peso dell’Unione.

Un’Europa in cui Berlino contratta il gas, Parigi rivendica la propria eccezione e Roma cerca protezione potrebbe perdere la sua indipendenza senza che nessuno ne decreti la fine. Basterebbe che nei suoi maggiori paesi andassero al governo partiti decisi a recuperare, ciascuno per sé, la sovranità nazionale. Questo scenario, descritto da Marco Taradash, si basa su un’ipotesi di divisione tra sovranità e potere, con la Russia e gli Stati Uniti come due forze che potrebbero influenzare il futuro dell’Unione europea. L’Unione europea non compare, ma la sua capacità di agire collettiva si riduce progressivamente.

Un forum politico che non è un accordo

Il forum economico Russia-Stati Uniti-Germania, proposto da Kirill Dmitriev, inviato di Putin e capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, rappresenta un’ipotesi di dialogo tra potenze esterne e paesi europei. Il vicecapogruppo al Bundestag Markus Frohnmaier ha incontrato Dmitriev a San Pietroburgo a giugno, insieme al capo di Gazprom, e ha rilanciato l’idea di rimettere in funzione Nord Stream. La partecipazione americana non è confermata, ma il tavolo immaginato dice già molto: c’è la Russia, ci sarebbero gli Stati Uniti, e la Germania ambisce a esserci. La partecipazione americana non è confermata, ma il tavolo immaginato dice già molto.

La conferenza commerciale contiene dunque un’ambizione assai più grande: costruire un’alternativa all’Europa che ha scelto di sostenere la resistenza ucraina. La promessa rivolta ai tedeschi è semplice: torneranno il gas, gli affari, la competitività industriale. Ma Dmitriev e il suo fondo sono colpiti da sanzioni, e l’Unione ha deciso di uscire dal gas russo. Per realizzare quel programma occorrerebbe cambiare la politica europea.

Le destre radicali e la loro ambizione

Immaginiamo allora, come ipotesi, una Germania governata dall’AfD, una Francia guidata dal Rassemblement national e un’Italia nella quale Vannacci possia dettare le condizioni della maggioranza. Non servirebbe sciogliere l’Unione. Si potrebbero conservare bandiere, palazzi e vertici, svuotando progressivamente la capacità di decidere insieme. Gli aiuti a Kyjiv diventerebbero oggetto di contrattazione permanente; la difesa comune si disperderebbe in accordi nazionali; ogni capitale cercherebbe un trattamento privilegiato a Washington e a Mosca.

Tutti contribuiscono a ridurre il peso con cui gli europei potrebbero negoziare insieme. È questo il futuro da discutere prima che si presenti come un fatto compiuto. Un’Europa nella quale Berlino contratta il gas, Parigi rivendica la propria eccezione e Roma cerca protezione avrebbe ancora molte bandiere. La sovranità nazionale potrebbe diventare un’arma a doppio taglio. Non servirebbe sciogliere l’Unione. Si potrebbero conservare bandiere, palazzi e vertici, svuotando progressivamente la capacità di decidere insieme. Gli aiuti a Kyjiv diventerebbero oggetto di contrattazione permanente; la difesa comune si disperderebbe in accordi nazionali; ogni capitale cercherebbe un trattamento privilegiato a Washington e a Mosca. La conferenza commerciale contiene dunque un’ambizione assai più grande: costruire un’alternativa all’Europa che ha scelto di sostenere la resistenza ucraina.

Un’Europa nella quale Berlino contratta il gas, Parigi rivendica la propria eccezione e Roma cerca protezione avrebbe ancora molte bandiere. E avrebbe sempre meno voce. L’Europa delle patrie rischia di diventare l’Europa delle patrie altrui. Questo è un estratto di “La Linea”, la newsletter de Linkiesta curata da Marco Taradash per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette.

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