L’Unione europea ha avviato la procedura d’infrazione contro l’Italia per la mancanza del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, un tema cruciale per il rispetto degli obiettivi di sostenibilità e risparmio energetico. Il governo italiano ha due mesi di tempo per presentare il documento richiesto a Bruxelles, altrimenti rischia sanzioni finanziarie. La direttiva «case green», approvata nel 2024, impone agli Stati membri di ridurre i consumi energetici degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. L’Italia, insieme a Spagna, Grecia e Malta, non ha ancora recepito la direttiva nel proprio ordinamento, un aspetto che ha alimentato le preoccupazioni dell’Esecutivo comunitario.
Obiettivi e sfide per l’Italia
La direttiva europea sull’efficientamento energetico degli edifici, detta «case green», mira a ridurre le emissioni del settore edilizio fino ad azzerarle entro il 2050. Per raggiungere questo traguardo, Bruxelles punta sulla riqualificazione energetica degli edifici, attraverso interventi come cappotti termici, sostituzione di infissi e installazione di pompe di calore. Secondo una stima del Politecnico di Milano, l’Italia dovrebbe investire circa 180 miliardi di euro per rispettare gli obiettivi della direttiva, un importo che riflette la complessità del nostro patrimonio immobiliare, tra i più vecchi e inquinanti dell’Unione europea.
La mancanza di azioni concrete
Dal 2024, anno dell’approvazione della direttiva, il governo Meloni non ha annunciato alcuna iniziativa specifica sul fronte dell’efficientamento energetico degli edifici. Per evitare nuovi buchi di bilancio, si è optato per la ristrutturazione di scuole e edifici pubblici, sfruttando i fondi del Pnrr. Tuttavia, questa strategia non è sufficiente per soddisfare gli obiettivi fissati a livello europeo. L’Italia è uno dei quattro Paesi che non ha recepito la direttiva nel proprio ordinamento, un aspetto che ha portato l’Esecutivo comunitario a aprire l’iter di infrazione.
Il piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, che doveva essere presentato entro il 31 dicembre dello scorso anno, non è ancora stato consegnato a Bruxelles. L’iter di infrazione, avviato all’inizio di marzo, prevede che entro fine 2025 i 27 Stati membri inviino la prima bozza del piano, che dovrà indicare una tabella di marcia con obiettivi per il 2030, 2040 e 2050. I piani devono includere una panoramica del patrimonio edilizio nazionale e una strategia per raggiungere gli obiettivi fissati.
Le conseguenze di un ritardo
Se l’Italia non presenterà il piano entro il termine stabilito, il caso potrebbe arrivare davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con il rischio di sanzioni finanziarie. L’assenza di un piano concreto non solo mette a rischio la conformità agli obiettivi di sostenibilità, ma anche la coerenza con le politiche climatiche europee. L’Italia, con il suo patrimonio immobiliare vecchio e inefficiente, ha un ruolo chiave nel raggiungere gli obiettivi fissati a livello europeo, ma il ritardo nella realizzazione di interventi mirati potrebbe compromettere i progressi complessivi.
- La direttiva «case green» impone riduzioni del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.
- L’Italia non ha ancora recepito la direttiva nel proprio ordinamento.
- Il piano nazionale di ristrutturazione degli edifici non è stato presentato entro la scadenza.
- Se non si presenta il piano, il caso potrebbe arrivare davanti alla Corte di giustizia.
- La mancanza di azioni concrete rischia di compromettere i progressi climatici.



