Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

giovedì 1 Ottobre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Politica

Medici anti rimpatri e clandestini tifavano per Cospito libero dal 41 bis

Medici anti rimpatri e clandestini tifavano per Cospito libero dal 41 bis, inchieste su rete di opposizione.

Un gruppo di medici contrari ai rimpatri e clandestini si sono uniti per la liberazione di Alfredo Cospito, detenuto in regime di 41 bis. Le mail interne alla rete di opposizione rivelano una strategia di resistenza ispirata alle pratiche degli anni Sessanta e Settanta, con l’obiettivo di contrastare il governo attraverso azioni di disobbedienza civile. La campagna, denominata «Campagna Dottor*», mira a coinvolgere operatori sanitari in una resistenza diffusa, con l’ausilio di materiale pre-masticato e strategie di informazione mirate.

Resistenza diffusa e strategia di informazione

La rete di medici anti rimpatri ha adottato una strategia di «resistenza diffusa», in cui ogni individuo è chiamato a contribuire con «piccoli e grandi atti di disobbedienza civile». L’obiettivo è di coinvolgere operatori sanitari che certificano l’idoneità al trattenimento in Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), spingendoli a valutare l’atrocità del sistema. La campagna ha incluso la creazione di un materiale «iper-diretto e pre-masticato» per facilitare l’adesione di medici non politicizzati.

La strategia si basa su una mappatura di strutture e professionisti da coinvolgere, con l’obiettivo di creare una rete di opposizione organizzata.

La campagna ha visto l’espansione in diverse città italiane, con l’organizzazione di incontri online e la creazione di gruppi locali. A Bologna, per esempio, è stato proposto un’iniziativa in un circolo frequentato da medici e psicologi. Altri medici hanno espresso disponibilità a raccogliere firme e a partecipare a iniziative locali, con l’obiettivo di coinvolgere anche operatori sanitari non politicizzati. La rete ha incluso anche medici che lavorano in strutture come l’Ausl Bologna e l’Ats Brianza, con l’obiettivo di estendere l’azione a diverse regioni. La campagna ha incluso anche la discussione su casi specifici, come quelli di immigrati riportati in Italia dall’Albania e sottoposti a una nuova valutazione per l’eventuale trasferimento nel Cpr barese. La rete ha cercato di coinvolgere anche medici che non avevano una posizione chiara, con l’ausilio di materiali informativi mirati.

Indagini e risposte di Nicola Cocco

La Procura di Ravenna ha iniziato un’indagine per accertare l’esistenza di una rete di medici organizzata per impedire l’invio degli stranieri irregolari nei Cpr attraverso false certificazioni. Nicola Cocco, infettivologo e animatore della campagna no Cpr, è stato indicato come figura di riferimento e indagato per associazione a delinquere. Cocco ha respinto l’impostazione accusatoria, sostenendo che la campagna è volta a una lotta culturale contro i Cpr e non a produrre falsi.

Le mail consultate da La Verità hanno permesso di ricostruire gli scambi di opinioni tra i sanitari dell’antagonismo, con un linguaggio che ricorda la galassia antagonista.

La campagna ha cercato di creare una rete di opposizione organizzata, con l’obiettivo di coinvolgere medici in una resistenza diffusa. La strategia includeva la mappatura di strutture e professionisti, con l’ausilio di materiali pre-masticati e strategie di informazione mirate. La rete ha visto l’espansione in diverse città, con l’organizzazione di incontri online e la creazione di gruppi locali.

  • La campagna ha incluso la creazione di un materiale «iper-diretto e pre-masticato» per facilitare l’adesione di medici non politicizzati.
  • La rete ha visto l’espansione in diverse città italiane, con l’organizzazione di incontri online e la creazione di gruppi locali.
  • La Procura di Ravenna ha iniziato un’indagine per accertare l’esistenza di una rete di medici organizzata per impedire l’invio degli stranieri irregolari nei Cpr.

Leggi anche