Nei carcere, a centinaia di chilometri dai loro tutori, i minori stranieri non accompagnati (msna) rischiano di essere ancora più isolati. Quando un msna entra nel circuito carcerario, può essere spostato in città molto lontane rispetto a quella in cui è stato accolto, rendendo difficile mantenere la continuità del rapporto con chi segue il ragazzo. Questo fenomeno, che ha suscitato preoccupazioni, è stato messo in luce da una ricerca qualitativa condotta dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, che ha analizzato 80 msna e 110 operatori. Secondo lo studio, il 10% circa dei ragazzi che arrivano soli rischia di finire nel circuito penale, sebbene i dati ufficiali siano limitati a genere, età e nazionalità.
La relazione con i tutori volontari è fondamentale
La relazione con i tutori volontari è cruciale per i msna, che spesso non hanno famiglia a sostenerli o comunità che li accolgano. «Avere un tutore volontario vicino è fondamentale», ha sottolineato la vicepresidente di Tutori in rete. «Significa avere tutele, significa avere un supporto per la burocrazia». Tuttavia, i trasferimenti spesso rendono impossibile mantenere questa relazione, soprattutto quando i ragazzi vengono spostati a centinaia di chilometri di distanza. «Farlo a chilometri di distanza, senza avere una relazione con i medici, potrebbe essere meno agevole», ha spiegato Rita Gentile, presidente di Accoglierete di Catania.
«Molti dei ragazzi non hanno nemmeno un tutore volontario, spesso a fare questo ruolo è il sindaco o il responsabile della comunità dove vivono, ma questo rende molto più difficile l’iter per il permesso di soggiorno per minore età», racconta Gentile. La mancanza di un tutori vicino complica non solo la burocrazia, ma anche la salute mentale e fisica del ragazzo, rendendo il percorso fuori dall’istituto più complesso.
Un problema strutturale e diffuso
Il problema non riguarda solo casi isolati, ma rappresenta una situazione strutturale. «Non si tratta di situazioni che riguardano pochi casi sporadici», ha affermato la vicepresidente. «A quanto risulta dalla ricerca qualitativa, il fenomeno è diffuso». Inoltre, al Sud, la questione del sovraffollamento rende ancora più complesso il trasferimento dei ragazzi, spesso in istituti al Nord. «Dall’oggi al domani i ragazzi si ritrovano spostati in altri istituti, magari al Nord», ha raccontato Gentile. «A quel punto diventa davvero difficile per i tutori, se ci sono, potersi occupare di loro e seguire le pratiche».
«La soluzione giuridica a questo problema è uno dei temi su cui ci stiamo concentrando come rete», conclude la vicepresidente. «Vorremmo dare un contributo, cercare un confronto con l’autorità giudiziaria, anche nei tavoli di lavoro». La rete, però, ha bisogno di una regolamentazione specifica per poter risolvere l’impasse e garantire ai msna un supporto costante e vicino. «Serve una riflessione condivisa», ha spiegato Adelaide Merendino, vicepresidente di Tutori in rete. «A me è capitato che un ragazzino di cui ero tutrice sia stato trasferito in un Ipm a Catania, mentre io vivo a Messina. Non avevo grosse difficoltà a raggiungerlo, ma era chiaro che non potevo farlo in maniera costante e quotidiana, come avrebbe richiesto il caso». La rete territoriale dovrebbe essere vicina, non a decine – se non centinaia – di chilometri di distanza.
Per risolvere il problema, si stanno valutando diverse opzioni, tra cui la possibilità di aprire una tutela di tipo provvisorio nel territorio in cui il minore è collocato temporaneamente, o di attivare i servizi sociali vicini al ragazzo per accompagnarlo. «Ma, per tutto questo, serve collaborazione con le istituzioni e una regolamentazione ad hoc», ha concluso Merendino. L’obiettivo è garantire ai msna un supporto costante, una continuità nel rapporto con i tutori e una protezione adeguata nel sistema penale. La mancanza di un tutori vicino rende il percorso del msna più complesso. La collaborazione tra associazioni e autorità giudiziarie è fondamentale per trovare soluzioni.



