Don Luca Buzziol, parroco della chiesa Cristo Re a Villanova, racconta un anno di tensioni e violenza causati da un gruppo di ragazzi che, con aggressività e disprezzo, hanno distrutto l’area comune della parrocchia. «Adesso anche io ho paura», dice il sacerdote, che da due anni cerca di gestire la situazione. I ragazzi, definiti “maranza”, si sono insediati nel campetto della parrocchia, bivaccando, lasciando immondizie e danneggiando l’area. La situazione si è aggravata nel tempo, con episodi di vandalismo che hanno portato a denunce e interventi delle forze dell’ordine.
Un anno di conflitti con i ragazzi
Don Luca spiega che i ragazzi, appena maggiorenni, non rispettavano le regole basilari di convivenza. «Avevo posto solo due regole, che uscissero dal campetto entro le 20 e mettessero in ordine», ma non c’è stato nulla da fare. I ragazzi volevano rimanere ad ogni costo a giocare fino a tarda sera, lasciando bottiglie di alcolici e mozziconi ovunque. Il parroco ha dovuto mettere un cancello per impedire l’accesso, ma lo hanno devastato quattro volte. Alla fine, ha deciso di denunciare i ragazzi per vandalismo, ma la situazione non si è calmata.
La violenza si sposta nel parco
Da qualche settimana, la situazione all’oratorio sembra essersi calmata, ma i ragazzi si sono spostati nel campo da basket del parco in via Gemelli. Proprio lì, domenica pomeriggio, sono stati avvistati tre baby teppisti di 12-14 anni che hanno terrorizzato una 70enne nel parcheggio del Lidl, chiedendole soldi. «Non so se facciano parte tutti degli stessi gruppi», dice don Luca, che non riesce a capire da dove venga tutta questa rabbia. I ragazzi, con atteggiamento di strafottenza, hanno detto al parroco: «Tu sei qui solo da due anni, noi da una vita, è casa nostra». Il sacerdote spiega che non si tratta solo di un problema locale, ma di un fenomeno complesso che coinvolge diverse aree.
Don Luca, che segue anche Borgomeduna e Montereale Valcellina, racconta che i ragazzi sono misti pordenonesi e seconde generazioni. «Prima erano a Torre, poi a Vallenoncello, e poi sono arrivati da noi», dice. L’odissea è iniziata nell’estate 2025, quando il parroco ha iniziato a chiedere rispetto, ma i ragazzi hanno continuato a lasciare un disastro. Nel novembre 2025, ha dovuto togliere i canestri e mettere un cancello per chiudere il campetto, scelta che non hanno accettato. A spintoni lo hanno rotto quattro volte. «Non avrei avuto problemi a lasciare il cancello aperto se si fossero comportati bene», dice il parroco, che non riesce a comprendere l’incapacità di riconoscere l’autorevolezza.
La violenza non si ferma mai. I ragazzi hanno distrutto le due recinzioni e un tombino, lanciando sassi al pallone incastrato su un albero. Il parroco ha dovuto far rimuovere anche il bottone per aprire il cancello. «Non so da dove venga tutta questa rabbia», dice don Luca, che non riesce a comprendere il motivo di tanta aggressività. Il fenomeno, spiega don Luca, non è solo un problema locale, ma coinvolge famiglie, social e l’adolescenza. «C’entrano le famiglie, i social, l’adolescenza. Anche se adolescenti lo siamo stati tutti», dice. Il parroco, che ha visto anche episodi di violenza in altre parrocchie, come il caso di un oratorio che è stato dato fuoco, sfondato e danneggiato, non riesce a comprendere tutta questa violenza.
Un fenomeno complesso da affrontare. Per quanto riguarda i maranza di Villanova, il sacerdote non conosce le famiglie di provenienza, ma non può permettersi di rendere la parrocchia una prigione. «Non è giusto per la maggioranza che si comporta bene», dice. Il parroco chiede ai fedeli di darmi una mano, perché non c’è verso di fermarli. «Ho chiesto anche ai fedeli di darmi una mano, perché non c’era verso di fermarli», dice. La situazione, però, non si è risolta del tutto, e il parroco continua a seguire con preoccupazione i movimenti dei ragazzi nel quartiere.



