È stato chiesto l’arresto per Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Sicilia e presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali. L’ipotesi degli inquirenti, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, riguarda un sistema illecito legato a decisioni tecniche su progetti industriali e energetici. Le perquisizioni, eseguite dalla Squadra Mobile di Palermo, hanno interessato la casa e gli studi professionali di Armao, a Palermo e Roma, nell’ambito di un’indagine per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione.
Indagine su mazzette e decisioni tecniche
L’inchiesta, condotta dalla Procura della Repubblica di Palermo, si concentrerebbe su un giro di “mazzette” che potrebbe influenzare i pareri tecnici emessi dalla Commissione tecnica specialistica regionale, presieduta da Armao fino ad agosto scorso. L’ipotesi degli inquirenti è che dietro il parere tecnico relativo a alcuni dossier potesse nascondersi un sistema illecito ben collaudato. L’obiettivo delle perquisizioni è raccogliere prove per evitare la dispersione delle evidenze in seguito alla discovery delle indagini, richiesta in vista dell’interrogatorio preventivo davanti al gip.
Le perquisizioni riguardano non solo gli ambienti personali di Armao, ma anche studi legali e uffici pubblici di altre persone. L’obiettivo è raccogliere elementi per chiarire eventuali collusioni o comportamenti illeciti legati alle decisioni tecniche su progetti industriali e energetici. L’indagine si svolge in un contesto di tensione per la gestione delle autorizzazioni ambientali e per la trasparenza nella concessione di permessi e licenze.
Un elenco di indagati coinvolti
Oltre a Gaetano Armao, sono stati richieste misure cautelari anche per altri sette indagati: Giuseppe Argirò, Benedetta Veruska Pierpaola Costanzo, Giuseppe Geremia Lombardo, Mario Lupo, Marco Malacarne Gentile, Pietro Luigi Matta e Sergio Vella. L’indagine, coordinata dall’aggiunto Francesca Mazzocco, coinvolge anche figure di spicco come un deputato regionale e un ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia. La Procura ha sottolineato che, per il momento, tutti gli indagati godono del principio della presunzione di innocenza.
La Commissione tecnica specialistica, presieduta da Armao, era responsabile di valutare progetti legati alle fonti rinnovabili e a attività industriali. L’ipotesi degli inquirenti è che, attraverso questa struttura, potessero essere influenzate decisioni chiave per l’approvazione di determinati piani. L’arresto richiesto per Armao rappresenta un passo significativo nell’indagine, che potrebbe portare a ulteriori sviluppi nel settore pubblico e nella gestione delle risorse naturali in Sicilia. Le perquisizioni sono state eseguite in seguito a un “passaggio” necessario per evitare la dispersione delle prove, come spiegato nella nota diramata da de Lucia. L’indagine, che ha visto la partecipazione di diversi soggetti, si basa su un’ipotesi di un giro di mazzette che potrebbe influenzare le decisioni tecniche. L’obiettivo è chiarire eventuali comportamenti illeciti e garantire la trasparenza nella gestione delle autorizzazioni ambientali.



