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venerdì 2 Ottobre 2026

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Una donna dell’Est Europa, indagata per furto, non ottiene la cittadinanza italiana

Il Tar del Lazio respinge ricorso per mancanza di integrazione nella comunità.

Una donna originaria dell’Est Europa, residente a Limena, ha visto respinto il suo ricorso per la concessione della cittadinanza italiana. La decisione è stata presa dalla sezione Quinta Bis del Tar del Lazio, che ha ritenuto che il suo passato giudiziario non permetta di considerarla integrata nella comunità nazionale. La donna aveva presentato la richiesta nel 2019, ma il ministero dell’Interno aveva già rifiutato l’istanza il 14 maggio 2024, basandosi su un’inchiesta giudiziaria che aveva segnalato il suo coinvolgimento in un episodio di furto.

Integrazione e responsabilità sociale

Secondo i giudici, il fatto che la donna fosse finita al centro di un’indagine, anche se archiviata, dimostra un “indice sintomatico di inaffidabilità e di non compiuta integrazione nella comunità nazionale”. L’indagine, che risaliva al 2021, ricade nel “periodo di osservazione”, un intervallo di tempo rilevante per la valutazione dei requisiti per la cittadinanza. Questo periodo va dal decennio anteriore alla domanda fino alla data del giuramento, e deve essere maturato per dimostrare l’irreprensibilità della condotta. La storia giudiziaria non è un semplice passato, ma un elemento rilevante per l’integrazione. I giudici del Tar hanno sottolineato che il comportamento in sé è considerato sintomatico di un’indole refrattaria al rispetto dei diritti costituzionali. La donna, per quanto le accuse fossero state archiviate, non ha potuto superare l’ostacolo legato alla sua storia giudiziaria.

Un comportamento che ha più valenze

I giudici del Tar hanno sottolineato la “pluriqualificazione” del fatto giuridico, ovvero come lo stesso comportamento può assumere diversa rilevanza a seconda del contesto. Sebbene l’indagine fosse archiviata per tenuità del fatto, il comportamento in sé è considerato sintomatico di un’indole refrattaria al rispetto dei diritti costituzionali. La donna, per quanto abbia dimostrato una certa conoscenza della lingua italiana, non ha potuto dimostrare un’integrazione fattiva nella comunità. La prossimità tra l’indagine e la richiesta di cittadinanza ha reso il fatto particolarmente rilevante. Il Tar ha sottolineato che il reato in questione mette a repentaglio il patrimonio privato e indica una scarsa propensione a contribuire allo sviluppo economico. Inoltre, la prossimità temporale tra l’indagine e la richiesta di cittadinanza ha reso il fatto particolarmente rilevante.

Nonostante gli avvocati della donna abbiano cercato di sottolineare l’archiviazione dell’indagine da parte del gip di Padova, il Tar ha ritenuto che il risvolto sociale del fatto fosse sufficiente a giustificare il rifiuto. La donna, per quanto abbia dimostrato una certa conoscenza della lingua italiana, non ha potuto dimostrare un’integrazione fattiva nella comunità. Il rischio di non assumersi i doveri di solidarietà socio-economica nei confronti della comunità politica cui chiede di essere ammessa è stato ritenuto insostenibile.

La sentenza, emessa il 24 giugno scorso, ha confermato il respingimento della concessione della cittadinanza. I giudici hanno sottolineato che il comportamento in questione, pur non essendo penale, ha un impatto sociale significativo e non può essere ignorato nel processo di valutazione della richiesta. La donna, per quanto abbia ottenuto l’archiviazione, non ha potuto superare l’ostacolo legato alla sua storia giudiziaria.

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