Il voto segreto in Aula del Consiglio regionale, che ha bocciato la sostituzione di un componente della Consulta per l’emigrazione, ha acceso tensioni interne alla maggioranza. Il M5s ha chiesto un vertice per chiarire le motivazioni del voto e per capire se si tratti di un episodio isolato o di un segnale di una crisi più ampia. L’assessora Desirè Manca, al centro dell’attenzione, è stata accusata di essere “l’unica colpa” per la sua capacità e il suo ruolo di donna in un contesto politico tradizionalmente maschile.
Un voto che colpisce alle spalle
Il voto segreto ha reso impossibile attribuire pubblicamente le singole posizioni, ma ha anche evidenziato una distanza tra i numeri della maggioranza e quelli necessari per approvare il provvedimento, 19 a 29. Il M5s, attraverso il suo vicepresidente nazionale Ettore Licheri, ha definito l’episodio come un attacco alle spalle della coalizione. Chi ha deciso di colpire l’assessora Desirè Manca, appostato nell’ombra del voto segreto, non ha danneggiato una singola persona ma ha colpito alle spalle tutta la maggioranza, sostiene Licheri.
La guerra tra Todde e Manca
Fratelli d’Italia, attraverso il suo vicepresidente Fausto Piga, ha ipotizzato che il voto potrebbe essere stato l’occasione per “impallinare” l’assessora, considerandola un “alter ego politico” della presidente della Regione Alessandra Todde. Piga ha parlato di una maggioranza “spaccata” e ha sottolineato che il voto potrebbe nascondere equilibri diversi da quelli finora emersi. Questo voto nasconde ben altro, ha affermato Piga, evocando un possibile scontro tra Todde e Manca. Nonostante le accuse, non ci sono elementi pubblici che dimostrino un coinvolgimento diretto di Todde nel voto segreto. Il M5s, attraverso il coordinatore regionale Alessandro Solinas, ha chiarito che il voto non rispecchia una valutazione positiva o negativa nei confronti dell’operato della Giunta e dell’assessora Manca. Il Movimento chiede un vertice per discutere “di quanto accaduto e degli assetti politici odierni”.
Le tensioni interne alla maggioranza
La partita delle commissioni ha ulteriormente acceso le tensioni. Il M5s ha ribadito che non intende scambiare posizioni con altri gruppi per presiedere commissioni, negando eventuali “ricatti politici”. Eventuali tensioni legate alla distribuzione delle presidenze o agli equilibri interni della maggioranza sono dinamiche che non riguardano il M5s, spiegano fonti del Movimento, che rivendicano la necessità di “favorire il dialogo perché ci sia totale concordia”.
Intanto, FdI continua a leggere il voto come un sintomo di una guerra politica interna, con ipotesi di conflitti tra i vertici della maggioranza. Il voto segreto, pur non permettendo di conoscere chi abbia cambiato posizione, ha reso evidente una frattura tra i numeri della maggioranza e quelli necessari per approvare provvedimenti. Il M5s, però, non intende permettere che episodi isolati diventino segnali di una crisi più ampia.



