La Corte d’Appello di Trento ha deciso di posticipare di un altro mese e mezzo il verdetto sulla revisione del processo di Monica Busetto, condannata a 25 anni in via definitiva per l’omicidio della signora Lida Taffi Pamio, avvenuto il 20 dicembre 2012. L’aggiornamento del termine finale al 13 novembre è legato alla necessità di ascoltare tre figure chiave della vicenda: la responsabile del laboratorio di Genetica forense dell’Università di Padova, Luciana Caenazzo; l’ex responsabile della Polizia scientifica di Roma, Daniela Scimmi; e la parrucchiera Barbara Dall’Acqua, che aveva tagliato i capelli a Pamio poche ore prima dell’omicidio.
La parrucchiera e la catenina
La parrucchiera, Barbara Dall’Acqua, ha spiegato più volte che la catenina sequestrata dagli inquirenti non era quella della signora Pamio. Questa testimonianza è cruciale per la difesa, che sostiene che ci sia stata una contaminazione del Dna. La catenina trovata nel portagioie di Busetto conteneva 3 picogrammi di Dna della vittima, ma la difesa sostiene che il ritrovamento sia frutto di contaminazione con altri reperti analizzati nello stesso periodo, come i coltelli insanguinati utilizzati dall’assassino. Un’altra donna, Susanna Milly Lazzarini, due anni dopo, confessò il delitto e in casa di Pamio viene trovata una sua traccia di Dna. Nonostante questo, Busetto venne condannata perché in un suo portagioie venne trovata una catenina con 3 picogrammi di Dna della vittima. La difesa, però, ha sottolineato che la catenina trovata a casa di Busetto era lunga 58 centimetri, mentre quella della signora Pamio sarebbe stata tra i 68 e i 74.
Le immagini inedite hanno rivelato un dato cruciale per la revisione del processo.
Le procedure di sanificazione e le perite
La difesa, guidata dagli avvocati Alessandro Doglioni e Stefano Busetto, ha sottolineato l’importanza delle procedure di sanificazione, come l’uso dei raggi Uv per evitare la diffusione aerea di tracce di Dna. Daniela Scimmi, in un’intervista a «Le Iene», ha ammesso di non aver eseguito questa pratica dopo l’esame di ogni reperto, un fatto che ha alimentato l’istanza di revisione del processo. La genetista veneziana Lucia Bartoloni ha sottolineato che questa pratica è fondamentale per evitare contaminazioni.
La catenina trovata a casa di Monica Busetto era lunga 58 centimetri, mentre quella della signora Pamio sarebbe stata tra i 68 e i 74. Questo dato è emerso grazie a immagini inedite rivelate da Massimiliano Andreetta, inviato del programma «Le Iene». Le immagini mostravano la collana per metà nascosta da un maglione, e dopo l’analisi di tre periti, si è confermato che la collana trovata a casa di Busetto non era quella della vittima.
La revisione del processo potrebbe portare a un nuovo esito, con un’ulteriore possibilità di riduzione della pena o annullamento della condanna.
L’entrata in scena di «Le Iene» ha rimescolato le carte in tavola, aprendo un nuovo scenario per la difesa di Monica Busetto. La difesa sostiene che le procedure di analisi non siano state rispettate, e che il Dna trovato sulla catenina sia frutto di contaminazione. La revisione del processo potrebbe portare a un nuovo esito, con un’ulteriore possibilità di riduzione della pena o annullamento della condanna.



