Il governo italiano ha annunciato la costruzione di sei nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), ma i dati evidenziano un calo dei rimpatri effettuati da questi centri. Secondo un report di ActionAid e dell’università di Bari, nel 2025 il 25,3 per cento delle persone trattenute nelle strutture di detenzione amministrativa è stato rimpatriato, un tasso in netto calo rispetto al 2022. L’investimento nella capacità di trattenere non si traduce automaticamente in una maggiore capacità di allontanare, segnala lo studio Espulsioni.
Politiche di rimpatri e dati in calo
Il governo Meloni, nel settembre 2023, ha aumentato il termine di trattenimento da 3 a 18 mesi, ma i dati dimostrano che un maggior numero di giornate di trattenimento non corrisponde a un aumento dei rimpatri. Nei dieci Cpr funzionanti nel 2022, sono state detenute 6.457 persone, di cui 3.154 sono state rimpatriate. Tre anni dopo, nel 2025, le strutture sono diventate undici, con una capienza di 883 posti e un numero di ingressi di 6.835. I rimpatri dai Cpr però sono crollati a 1.732: il 25,3 per cento, 45,1 per cento in meno.
La promessa di costruire un Cpr in ogni regione non è una strategia nuova, ma ricalca quella del 2017 dell’ex ministro dell’Interno del Pd Marco Minniti. Un sistema detentivo che è diventato centrale nelle politiche migratorie del governo, soprattutto nella sua propaganda. Tuttavia, investire sui Cpr non significa produrre più rimpatri. È quanto emerge dai dati della piattaforma Trattenuti e dall’ultimo report di ActionAid Italia, insieme al Dipartimento di Scienze politiche dell’università di Bari, Espulsioni.
La spesa per il sistema detentivo è cresciuta in modo esponenziale, senza un aumento corrispondente dei rimpatri.
Costi elevati e inefficacia dei rimpatri
La spesa per il sistema detentivo, compresi i centri di trattenimento in frontiera per i richiedenti asilo, ammonta ad almeno 217,1 milioni di euro tra il 2018 e il 2025. In otto anni, il costo per realizzare un singolo rimpatrio da Cpr è aumentato del 156,5 per cento: da 6.455 euro nel 2023 a 16.560 nel 2025. Non è solo responsabilità dei centri costruiti dal governo in Albania. Anche per i Cpr italiani sono aumentate la spesa complessiva, del 40,5 per cento, e quella per la gestione ordinaria, cresciuta del 45,7 per cento.
La piattaforma Trattenuti offre una base dati con l’integrazione e il controllo incrociato di più fonti ufficiali. Tuttavia, l’assenza di dati pubblici e aggiornati è parte integrante della politica italiana di rimpatri. Le istituzioni, come il Viminale, hanno l’esigenza di evitare che i dati possano «subire interpretazioni», mentre la prefettura ha richiamato il rischio che la diffusione di informazioni alimentasse proteste e tensioni. Queste motivazioni pongono un serio problema di controllabilità democratica di una politica che ricorre ampiamente alla detenzione e all’uso della forza.
La politica di rimpatri non è solo un problema di rendimento amministrativo, ma anche di legittimità.
Il rapporto denuncia che il trattenimento rischia di trasformarsi da strumento finalizzato al rimpatrio in una forma di contenimento temporaneo dell’irregolarità. Tra il 2024 e il 2026, il sistema ha prodotto almeno cinque morti. Inoltre, il costo della detenzione amministrativa per realizzare un singolo rimpatrio da Cpr in tre anni è aumentato del 156,5 per cento. La spesa complessiva per il sistema detentivo è cresciuta del 48,8 per cento tra il 2023 e il 2025, mentre i rimpatri realizzati a partire dai centri sono diminuiti del 42 per cento.



