Le Regioni italiane hanno presentato al Governo un piano di investimenti per oltre 18 miliardi di euro nel triennio 2027-2029, con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’accesso ai servizi sanitari. Tra le priorità indicate, il rafforzamento del personale, l’aumento delle retribuzioni per medici e infermieri, l’espansione della medicina d’urgenza, l’acquisto di farmaci e terapie innovative. L’annuncio è stato reso noto durante la preparazione della prossima Legge di Bilancio, con l’ausilio della Conferenza delle Regioni che ha chiarito la necessità di completare la quantificazione definitiva prima del confronto con il Governo.
Disparità tra territori e sfide per l’accesso alle cure
La richiesta di risorse è stata sostenuta da Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, che ha sottolineato come i numeri confermano la necessità di nuovi investimenti, ma anche la persistente disomogeneità tra i sistemi sanitari regionali. “21 Regioni non possono significare 21 sistemi sanitari differenti”, ha affermato De Palma, sottolineando che gli investimenti devono tradursi in più personale, servizi territoriali più forti, liste d’attesa più sostenibili e risposte realmente accessibili ai cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono.
I dati sulla mobilità sanitaria interregionale hanno evidenziato una forte asimmetria: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano il 95,1% del saldo attivo, mentre Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna raccolgono il 78,2% di quello passivo. Non tutta la mobilità rappresenta una fuga sanitaria, ma l’emergere di squilibri di questa portata indica una diversa capacità dei territori di rispondere ai bisogni di salute. Questo fenomeno si accompagna a una serie di difficoltà nell’accesso alle prestazioni, con circa 5,8 milioni di persone che hanno rinunciato a visite o accertamenti diagnostiche pur avendone bisogno.
Disparità di accesso e sfide per le aree interne
Secondo il Rapporto Annuale 2026 dell’Istat, nelle Aree Interne vivono 13,3 milioni di persone, il 22,6% della popolazione, con maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari. De Palma ha concluso che le risorse chieste dalle Regioni sono necessarie, ma devono essere accompagnate da obiettivi nazionali chiari. Governo e territori costruiscano un filo diretto e una reale unità di intenti, ha sottolineato, ricordando che le specificità regionali vanno rispettate, ma non possono trasformarsi in differenti diritti alla salute. Rafforzare il personale e ridurre le distanze nell’accesso alle cure deve essere la priorità.
Le Regioni hanno anche sottolineato che le specificità locali non devono portare a diversi diritti alla salute. La Conferenza delle Regioni ha chiarito che la quantificazione definitiva dovrà essere completata prima del confronto con il Governo. La richiesta di risorse è parte di un piano più ampio per migliorare la sanità, ma la coerenza nazionale rimane un tema cruciale per garantire un sistema sanitario equo e accessibile a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono.



