Aluminium Bozen, azienda di Bolzano specializzata nella produzione di estrusi in alluminio, si trova a un bivio cruciale. La concessione per l’uso del terreno su cui sorge l’azienda sta per scadere, e non è ancora chiaro cosa intendano fare la Provincia autonoma di Bolzano e la proprietà. I sindacati, preoccupati per il futuro dei lavoratori, hanno espresso un forte disappunto, definendo l’inerzia istituzionale e societaria “irrispettosa” e mettendo in guardia contro il rischio di una paralisi produttiva. La situazione, se non risolta in modo rapido e trasparente, potrebbe portare a una crisi occupazionale e a un impatto significativo sull’economia locale.
Concessione in scadenza e mancanza di piano
La concessione per il terreno di Aluminium Bozen, che si trova in un’area industriale strategica per Bolzano, scadrà nel 2030. Tuttavia, non è ancora chiaro se la Provincia intenda rinnovarla o se ci saranno nuovi piani per lo sviluppo dell’area. L’azienda, che da decenni contribuisce all’economia locale, ha espresso la sua attesa per informazioni da parte della Provincia sui programmi di sviluppo. Aluminium Bozen è parte della storia industriale di Bolzano e dell’Alto Adige, ha dichiarato l’azienda, sottolineando l’importanza del legame con il territorio.
La Provincia, che detiene la proprietà del terreno, non ha ancora fornito informazioni chiare sui progetti futuri. In passato si era parlato dell’espansione del NOI Techpark, ma non è chiaro se questo sia ancora il piano. I sindacati, che chiedono un confronto diretto e una partecipazione attiva nel processo decisionale, hanno espresso la loro disponibilità a valutare eventuali azioni se non riceveranno una risposta a breve. Le organizzazioni sindacali pretendono di essere parte attiva del confronto, hanno sottolineato, e non permetteranno che decisioni vitali per l’industria del territorio vengano prese sopra la testa di chi in quella fabbrica lavora ogni giorno.
Un passato segnato da incidenti e investimenti
Aluminium Bozen ha già vissuto un momento drammatico nel 2024, quando un incidente ha causato la morte di un lavoratore e ferito altri. L’azienda ha investito 5-6 milioni di euro per ripristinare le attività e garantire la sicurezza. Nonostante questo, la situazione attuale sembra non aver visto miglioramenti significativi. I sindacati, che hanno espresso preoccupazione per la mancanza di un piano industriale condiviso, hanno ribadito che i lavoratori non possono pagare il prezzo dell’inerzia. Ritrovandosi dall’oggi al domani senza alcuna prospettiva, hanno scritto, i lavoratori non possono permettersi un futuro incerto.
La mancanza di un piano chiaro e di un rinnovo della concessione potrebbe mettere a rischio non solo i posti di lavoro, ma anche la stabilità economica del settore. I sindacati, che hanno già visto il rischio di una paralisi produttiva, temono che la situazione possa ripetersi come in precedenti casi, come quello delle acciaierie Valbruna. La domanda sorge spontanea: anche stavolta serviranno scioperi e mesi di trattative per arrivare a una conclusione? hanno chiesto i sindacati, mettendo in evidenza l’incertezza che caratterizza la situazione attuale.



