La destra italiana si basa su una serie di miti che, attraverso narrazioni ripetute e condivise, hanno trovato terreno fertile nel ceto popolare e nel Mezzogiorno. Questi miti, spesso legati a sentimenti di tradimento, nostalgia e paura, si sono radicati nel discorso pubblico e hanno contribuito a plasmare una visione del paese come assediato, in cui le élite sono viste come colpevoli e i migranti come minaccia. Il 24% degli italiani crede che in Italia si stia verificando un’invasione di immigrati che sta cambiando irreversibilmente il volto del paese, mentre il 16% sostiene che si stia verificando un processo silente di sostituzione degli italiani. Questi numeri, sebbene non siano sempre verificati, sono diventati parte del senso comune, alimentando una narrativa che si presenta come realtà.
Il mito del tradimento e della nostalgia per un passato sicuro
Il mito più diffuso è quello del tradimento della classe dirigente. Il 34% degli italiani ritiene che la classe dirigente sia ostile al popolo comune e ne tradisca sistematicamente gli interessi. Questa convinzione è particolarmente forte nel ceto popolare, dove arriva al 43%, e nel Mezzogiorno, dove si attesta al 38%. Al dietro di questa percezione si nasconde una nostalgia per un passato più autentico e sicuro, un sentimento che si radica soprattutto tra gli anziani. Questo mito, insieme a quello dell’onnipresenza di poteri occulti, crea un immaginario che non rispecchia il reale ma lo istituisce.
Un’identità nazionale in crisi e un’immagine di paese assediato
La narrativa del «popolo puro» e del «prima gli italiani» ha trovato terreno fertile in un’Italia divisa geograficamente e socialmente. Il 14% degli italiani descrive il paese come una comunità assediata, un’immagine che si è consolidata attraverso la ripetizione di storie che si diffondono nei flussi digitali. Queste narrazioni, inizialmente opinioni, si sono trasformate in senso comune, fino a diventare parte del discorso pubblico. La destra contemporanea si è sintonizzata con questa onda di risentimento, trasformando il disagio di posizione in un racconto di difesa della nazione e della morale tradizionale.
Il mito populista, che unisce il risentimento contro chi sta sopra e la paura di chi arriva da fuori, ha trovato spazio in un’Italia in cui le disuguaglianze sono amplificate e il clima è diventato un’esperienza quotidiana. Queste narrazioni, ripetute e condivise, hanno creato un universo composito, in cui il popolo si vede come vittima di un sistema che lo ha derubato. Il 43% degli italiani pensa che l’Italia debba liberarsi delle élite che la corrompono, mentre un terzo invoca la guida forte per tornare alla grandezza perduta.
Un mito condiviso abbastanza a lungo non ha più bisogno di essere creduto: basta che sia dato per scontato. Questo è il potere delle narrazioni mitopoietiche, che, attraverso la ripetizione, si trasformano in senso comune. La destra, in questo contesto, non ha inventato il mito: si è sintonizzata con un’onda già montante, saldando il risentimento contro chi sta sopra e la paura di chi arriva da fuori. La forza di queste narrazioni sta anche nella ripetizione, che ha reso il mito una realtà per molti italiani.
- Il 34% degli italiani ritiene che la classe dirigente sia ostile al popolo comune.
- Il 24% crede che in Italia si stia verificando un’invasione di immigrati.
- Il 14% descrive l’Italia come una comunità assediata.
Questi numeri, sebbene non siano sempre verificati, sono diventati parte del senso comune, alimentando una narrativa che si presenta come realtà. La destra, in questo contesto, non ha inventato il mito: si è sintonizzata con un’onda già montante, saldando il risentimento contro chi sta sopra e la paura di chi arriva da fuori. La forza di queste narrazioni sta anche nella ripetizione, che ha reso il mito una realtà per molti italiani.



