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sabato 3 Ottobre 2026

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La fine del regime è stata una liberazione per la comunità di Deir Mar Musa

Suor Houda Fadoul racconta la vita a Deir Mar Musa dopo la caduta del regime.

La fine del regime di Bashar al-Assad ha rappresentato una liberazione per la comunità cristiana di Deir Mar Musa, afferma suor Houda Fadoul, superiore della comunità fondata da padre Paolo Dall’Oglio. Dopo anni di guerra, repressione e tensioni, la comunità ha potuto finalmente ricordare pubblicamente il padre fondatore e ringraziare Dio per il suo lavoro in Siria. La testimonianza di suor Houda, rilasciata il 3 ottobre 2026, racconta una storia di resistenza, dialogo e speranza in un Paese in profonda crisi.

Un’esperienza di convivenza e dialogo

La comunità di Deir Mar Musa, fondata nel 1993, ha attraversato il regime degli Assad, la guerra civile e l’emergenza del Califfato. Suor Houda ha sottolineato come la convivenza con i musulmani sia sempre stata un valore fondamentale. “Abbiamo cercato di raccontare la nostra esperienza di convivenza con i musulmani, mostrando che è possibile vivere insieme e costruire il futuro della Siria”, ha detto. La comunità ha accolto famiglie musulmane, ha sostenuto le loro necessità e ha promosso un dialogo quotidiano che va oltre le differenze religiose. La partecipazione delle donne è stata una novità importante, soprattutto perché per la prima volta abbiamo potuto prendere parte anche alle votazioni. La comunità ha sempre creduto nella fraternità e nel dialogo, anche nei momenti più difficili.

Progetti di solidarietà e formazione

Durante la guerra, la comunità ha fornito aiuti concreti alle famiglie musulmane, come medicinali, latte per i bambini e contributi per gli studi. Da quasi un anno, ha avviato un progetto che riprende un sogno di padre Paolo: piccoli gruppi di cristiani e musulmani che visitano le persone ferite dalla guerra, ascoltano le loro sofferenze e esprimono solidarietà senza distinzioni. La scuola di musica, fondata nel 2016, è un altro esempio di collaborazione tra le comunità. I ragazzi, tra i 6 e i 18 anni, seguono lezioni di musica offerte da insegnanti cristiani e musulmani, un’iniziativa che ha aiutato molti giovani a superare i traumi della guerra.

La comunità ha anche rinnovato l’asilo della parrocchia, coinvolgendo insegnanti di entrambe le fedi. “Crediamo che il dialogo passi anche dalla formazione di una nuova generazione capace di crescere insieme e di riconoscersi come fratelli”, ha spiegato suor Houda. Anche i piccoli gesti quotidiani, come l’ospitalità di una donna musulmana nella cucina del monastero, sono visti come segni di dialogo autentico e di fraternità.

La gioia della liberazione è stata immensa, ma la Siria continua a vivere gravi sfide. Il costo della vita è in aumento, molte famiglie vivono in povertà e si sente il bisogno di maggiore giustizia. Tuttavia, la comunità non perde la speranza. “La gente desidera una vita semplice, stabile e dignitosa”, ha detto suor Houda. La preghiera e la solidarietà continuano a essere le basi del lavoro della comunità, che cerca di aiutare le persone a condividere il dolore anziché usarlo come motivo di divisione.

La comunità di Deir Mar Musa rappresenta un esempio concreto di dialogo interreligioso e di costruzione di un futuro comune. La sua esperienza, fondata su una profonda convivenza e su un impegno quotidiano, è un segno di speranza in un Paese che cerca ancora di ricostruirsi. La voce di suor Houda, come quella di tante altre figure, è un richiamo a un Siria in cui la fraternità possa continuare a crescere, anche nei momenti più difficili.

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