Un fotografo padovano, Fabrizio Penso, si trova in una situazione insolita: un algoritmo di una piattaforma digitale ha rifiutato la sua foto, dicendo che il paesaggio di Colle Santa Lucia non esiste. La foto, scattata a fine agosto al tramonto, mostra un paesaggio con una chiesetta e il monte Pelmo alle spalle. L’algoritmo, però, ha ritenuto che l’immagine fosse falsa, nonostante sia stata scattata in modo reale e non modificata con software di intelligenza artificiale.
Un giudizio inaspettato
Penso ha spiegato che la foto è stata scattata con una macchina fotografica micro 4/3, ormai un po’ vecchia, e che non ha utilizzato alcun software di generazione o miglioramento AI. Tuttavia, l’algoritmo ha rifiutato la foto, dicendo che il paesaggio non esiste e che è stato creato con l’intelligenza artificiale. La parola che ha colpito il fotografo è stata “chiaramente”, che ha dato un senso di accusa e di mancanza di fiducia nella sua veridicità.
La foto è reale, ma l’algoritmo la rifiuta come falsa.
Penso ha provato a spiegare le sue ragioni, allegando link e foto dello stesso panorama e anche il sito dell’Associazione turistica Colle Santa Lucia. Tuttavia, l’algoritmo non ha cambiato idea. L’unico modo per far accettare la foto sarebbe stato ricaricare il JPG e spuntare la casella “immagine falsa”, ma Penso si rifiuta di farlo, temendo che l’algoritmo possa pensare che abbia preso spunto dalla realtà per aggiungere elementi fasulli.
Un confronto con il robot
Dall’altra parte della tastiera qualcuno, riferendosi allo skyline di Colle, risponde secco: «Questo è chiaramente un paesaggio inventato e va dichiarato come IA». La parola che ha demolito Penso è stata “chiaramente”, che ha dato un senso di accusa e di mancanza di fiducia nella sua veridicità. Il fotografo ha cercato di spiegare che la foto è reale, ma l’algoritmo non ha accettato la spiegazione.
Il sistema non riconosce la veridicità del paesaggio.
La situazione ha lasciato il fotografo demoralizzato. «Onestamente – conclude – avrei preferito un giudizio più diretto del tipo “la foto fa schifo, non te la pubblico”, che tra l’altro è il destino della maggior parte degli scatti caricati sulla piattaforma. Invece questa avventura, che ha dell’incredibile, mi ha demoralizzato. E mi resta una domanda più scomoda di quella sulla qualità della mia immagine: se una macchina può decidere, con parole come “chiaramente” e “completamente” che un luogo reale non esiste, forse il problema non è più capire cosa sia falso, ma chi ha ancora l’ultima parola su cosa sia vero o meno».
La vicenda ha suscitato dibattiti su come l’intelligenza artificiale possa influenzare la percezione della realtà e sulle responsabilità dei creatori di algoritmi. Mentre Penso si chiede se esista davvero Colle Santa Lucia, il dibattito si sposta su chi ha l’ultima parola sulla verità. L’algoritmo, in questo caso, ha rifiutato una foto reale, ma ha dato un’interpretazione che potrebbe non corrispondere alla realtà. La questione sollevata da Penso riguarda non solo la tecnologia, ma anche il ruolo dell’uomo nella definizione della verità. Se un algoritmo può rifiutare una foto reale, come può un essere umano garantire che ciò che vede sia realmente esistente? La situazione rappresenta un caso emblematico di come l’intelligenza artificiale possa influenzare la percezione della realtà, anche quando si tratta di immagini reali e non modificate.



