Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

sabato 3 Ottobre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cultura

La salute mentale degli attori, un tema troppo spesso dimenticato

La salute mentale degli attori in Italia rimane un tema poco esplorato, con dati preoccupanti e mancanza di supporto psicologico.

La salute mentale degli attori, spesso relegata a un tema marginale, sta emergendo come un problema reale e preoccupante, soprattutto in Italia. L’ansia da prestazione, la depressione e l’esaurimento sono fenomeni diffusi tra chi lavora in scena, con dati che mettono in luce una situazione critica. Chiara Carlotta Leonetti, psicologa e psicoterapeuta, ha sottolineato come manchi una cultura della prevenzione psicologica specifica per il settore, un aspetto che non è ancora affrontato in modo strutturato. In un contesto in cui la precarietà e la discontinuità lavorativa pesano, la salute mentale degli attori non è più un problema da ignorare.

Un problema globale, ma in Italia poco misurato

Nonostante la situazione sia rilevante a livello internazionale, in Italia mancano ancora dati sistematici e tutele dedicate. Studi condotti all’estero, come l’Actors’ Wellbeing Study in Australia (2015) e l’indagine dell’Università di Westminster (2016) su oltre 2.200 professionisti della musica, hanno evidenziato dati allarmanti: il 71% ha sofferto di ansia o attacchi di panico, mentre quasi il 69% ha mostrato sintomi di depressione. In Italia, invece, non esiste un inquadramento per il supporto psicologico sul set, né un professionista abilitato che si occupi stabilmente di questo ambito. La precarietà e la discontinuità lavorativa pesano molto, insieme all’esposizione al giudizio, ai rifiuti, alla competizione e alle pressioni sull’immagine. “A questi si aggiungono aspetti propri del lavoro attoriale, come l’intensità emotiva di alcuni ruoli e la difficoltà di prendere distanza dal personaggio”, spiega Leonetti. L’effetto cumulativo di queste condizioni ha conseguenze significative, ma in Italia non esiste un sistema di supporto strutturato.

Un primo passo verso la consapevolezza

Il primo manuale italiano dedicato alla salute mentale delle professioni dello spettacolo, “Psicologia per le arti performative”, scritto da Leonetti, rappresenta un primo passo verso la consapevolezza e la gestione del disagio psichico nel settore. Con la prefazione di Paolo Genovese, il libro cerca di offrire strumenti e riflessioni per affrontare un tema troppo spesso dimenticato. La pubblicazione segna un’importante novità, ma resta da vedere se questa consapevolezza si tradurrà in politiche e tutele concrete per chi lavora in scena.

Leonetti auspica che la presenza di psicologi abilitati diventi strutturale, affidata a figure qualificate che lavorino direttamente con gli interpreti. “Credo manchi soprattutto una cultura della prevenzione psicologica specifica per questo settore”, conclude. In Paesi come gli Stati Uniti, la figura del “mental health coordinator” è già presente nel processo produttivo, coinvolta spesso in pre-produzione. In Italia, invece, questa figura non esiste, e non c’è un professionista abilitato che si occupi stabilmente del benessere psicologico degli attori.

La mancanza di dati e tutele è un problema concreto.
La salute mentale degli attori non è più un tema da ignorare.

La situazione in Italia non è unica, ma la mancanza di dati sistematici e di supporto psicologico specifico rende il problema ancora più critico. La prevenzione, come sottolinea Leonetti, deve diventare una priorità, non solo in emergenza, ma come parte integrante del lavoro in scena.

Leggi anche