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sabato 3 Ottobre 2026

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Economia

La sfida del Pnrr: far vivere gli investimenti nel tempo

Il Pnrr ha concluso, ma la vera sfida è far durare gli investimenti. Come mantenere i progetti funzionanti nel tempo.

Il Pnrr ha concluso, ma la vera sfida è far durare gli investimenti. Dopo il 2026, quando le risorse straordinarie si saranno esaurite, dovrà essere chiaro che cosa rimane nei territori, in termini di economie, condizioni di vita, comunità e modelli di gestione, perché gli investimenti continui a produrre effetti nel tempo. È questa, probabilmente, la sfida più importante che comincia adesso. Il tema non è nuovo, ma il Pnrr ha reso più evidenti le criticità del settore pubblico, come la burocrazia, la complessità dei procedimenti e la mancanza di personale qualificato. Ora, però, si deve pensare non solo alla capacità di finanziare e realizzare un progetto, ma a quella di farlo vivere nel tempo.

La sostenibilità degli investimenti

Un investimento pubblico può essere perfettamente realizzato, ma non necessariamente produrre nel tempo un valore superiore a quello atteso. Può accadere perché i costi di gestione sono troppo elevati, il modello organizzativo non funziona o non esiste una domanda sufficiente. Per questo, il dopo Pnrr rappresenta un’occasione per trasformare il modo in cui misuriamo la performance degli investimenti. Non soltanto quante risorse sono state utilizzate o quanti progetti sono stati finanziati, ma quale valore pubblico è stato generato rispetto alle risorse investite. È un cambiamento apparentemente semplice, ma molto profondo. Significa cominciare a considerare la capacità di un progetto di produrre effetti nel tempo come parte integrante del progetto stesso.

La sostenibilità non è un capitolo aggiunto, ma una componente della progettazione iniziale. Per l’Italia, questo passaggio potrebbe diventare particolarmente importante nei prossimi anni. La riduzione progressiva delle risorse straordinarie e la necessità di mantenere sotto controllo la finanza pubblica renderanno sempre più difficile immaginare che ogni nuovo investimento possa essere seguito, indefinitamente, da nuove risorse pubbliche destinate alla sua gestione. Questo vale soprattutto per la cultura, il turismo, la rigenerazione urbana e per molte politiche territoriali.

Il ruolo dei privati

La sostenibilità degli investimenti richiede anche un diverso approccio al ruolo dei privati. Non si tratta solo di chiedere una sponsorizzazione, ma di coinvolgerli fin dall’inizio nella costruzione di modelli capaci di generare risorse, relazioni e nuove opportunità economiche. Il privato può diventare decisivo, ma a condizione di smettere di pensare a lui soltanto come a un soggetto al quale chiedere una sponsorizzazione. Per un progetto che deve vivere per dieci o vent’anni, il partner privato dovrebbe poter entrare nella discussione prima che il progetto sia concluso.

Non significa trasferire al privato responsabilità che rimangono pubbliche. Ma riconoscere che alcuni bisogni sono pubblici, ma che per soddisfarli possono essere mobilitate anche competenze, capitali e capacità organizzative private. L’obiettivo non dovrebbe essere quello di privatizzare la gestione della cosa pubblica, né quello di trovare sempre qualcuno disposto a mettere risorse. Dovrebbe essere quello di costruire progetti pubblici capaci di durare.

Il dopo Pnrr può dunque diventare un laboratorio. Non soltanto per inventare nuovi strumenti, ma per utilizzare in modo più intelligente quelli che già esistono: partnership pubblico-private, concessioni, fondazioni, accordi istituzionali, strumenti finanziari, forme di collaborazione con imprese e soggetti del territorio. Sottoponendoli, naturalmente, alla verifica degli organi di controllo e alla necessaria trasparenza. Il vero risultato del Pnrr non sarà soltanto ciò che saremo riusciti a costruire entro il 2026. Sarà ciò che, grazie a quelle risorse, saremo ancora in grado di far funzionare nel 2030, nel 2035 e oltre. È questa, probabilmente, la sfida più importante che comincia adesso.

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