Il Bike Pride 2026 si è svolto a Torino con oltre 3 mila ciclisti, tra cui molti bambini, che hanno attraversato la città in bicicletta per una quindicina di chilometri. L’evento, trasformato in una grande festa su due ruote, ha visto la partecipazione del sindaco Stefano Lo Russo e del consigliere regionale Daniele Valle. La manifestazione, organizzata da Fiab Torino, ha avuto come tema le connessioni tra persone, luoghi e situazioni, con un forte messaggio sulla sicurezza stradale e la condivisione delle strade.
Un messaggio per la strada condivisa
Il Bike Pride 2026 ha visto la partecipazione di famiglie, bambini e ciclisti di ogni età, con una lunga carovana composta da bici da corsa, mountain bike, biciclette elettriche e cargo bike. La manifestazione ha iniziato nel pomeriggio dopo una lunga scampanellata collettiva, simbolo di unione e partecipazione. Il tema principale, come ha sottolineato Ammj Traore, presidente di Fiab Torino, è stato quello delle connessioni: tra persone, luoghi e generazioni, con un chiaro richiamo alla sicurezza stradale.
La strada deve essere sicura per tutti, soprattutto per i più vulnerabili.
La manifestazione ha incluso un momento di silenzio per ricordare i ciclisti morti e richiamare l’attenzione sulla sicurezza di chi si muove sulle due ruote. Tra i nomi ricordati anche quello di Nicolò Di Cio Fiore, il bambino investito nel controviale di corso Regina Margherita mentre andava a scuola in bicicletta con il papà. Il suo nome, insieme a quello delle altre vittime, è stato pronunciato nel silenzio della carovana. A metà del percorso, all’angolo tra corso Principe Oddone e via Don Bosco, la festa si è fermata, con i ciclisti che si sono sdraiati sull’asfalto, simbolicamente diventando vittime della strada.
La strada condivisa è un diritto
Elisa Gallo, consigliera Fiab, ha sottolineato che la strada deve essere di tutti, non solo degli automobilisti. “Dev’essere sicura per chi vuole andare in bici a scuola o a lavorare, devono esserci ciclabili non interrotte ai confini comunali, servono sottopassi, passerelle e incroci protetti per chi pedala, e stazioni dove lasciare le bici al sicuro, oppure poterle portare sul treno”, ha detto. L’evento ha visto anche una riflessione sulla velocità delle automobili e l’importanza di rispettare il codice della strada, anche nei controviali.
La strada condivisa è un diritto, non un’utopia.
La manifestazione ha chiuso con un messaggio forte: la strada deve essere sicura per tutti, soprattutto per i più vulnerabili. Il Bike Pride 2026 ha dimostrato come la mobilità sostenibile possa essere un’alternativa reale e condivisa, con un impegno concreto per una città più sicura e inclusiva. L’evento ha visto la partecipazione di oltre 3 mila ciclisti, con un forte impegno per una Torino diversa, in cui la strada non appartiene solo agli automobilisti.



