Da una settimana a Torino, un gruppo di residenti si trova alle 07:45 all’incrocio tra corso Regina Margherita e via Cesare Balbo, a nord del centro e vicino alla sede del campus universitario. La morte di un bambino di 7 anni investito mentre andava a scuola in bicicletta ha scatenato una rara mobilitazione, che coinvolge non solo la città, ma anche altre regioni. Il caso di Nicolò Di Ciò, morto dopo essere stato investito da una Chevrolet Matiz, ha spinto cittadini, associazioni e volontari a organizzare presidi e iniziative per sensibilizzare sulla sicurezza stradale e sull’uso della bicicletta in città.
La pista ciclabile, delimitata a terra da strisce bianche, si trova nei controviali laterali di corso Regina Margherita, una strada trafficata e molto grande. Le macchine, che si spostano su una carreggiata centrale riservata ai mezzi pubblici e alle automobili, devono attraversare la pista ciclabile per immettersi in strada, rischiando di tagliare la strada alle biciclette. Il limite di velocità nei controviali è di 30 chilometri orari, ma non ci sono dispositivi per controllare che venga rispettato. Questo ha reso il quartiere un luogo di preoccupazione per i ciclisti, che chiedono maggiore sicurezza e spazi dedicati.
Un simbolo di protesta
La frase «voleva solo andare a scuola», detta da Nicolò Di Ciò, è diventata lo slogan utilizzato durante i presidi, gli eventi e i cortei organizzati nei giorni successivi all’incidente. Gli abitanti del quartiere Vanchiglia hanno appeso uno striscione con questa scritta e hanno lasciato fiori, messaggi e disegni intorno a una bicicletta bianca, simbolo del ricordo del bambino. La quantità di oggetti lasciati intorno alla bicicletta è talmente grande che quasi non si vede più.
La mobilitazione ha coinvolto anche associazioni come la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (FIAB) Bike Pride, che ha sostenuto le iniziative per la sicurezza stradale.
Una delegazione dei partecipanti ha incontrato il sindaco Stefano Lo Russo e l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, entrambi del Partito Democratico. Hanno espresso disponibilità ad ascoltare le proposte dei manifestanti e a valutarle, ma non si è ancora raggiunto un accordo concreto. La mobilitazione a Torino non è un fenomeno isolato: in altre città, come Milano, si sono sviluppate iniziative simili, che hanno trovato supporto in un contesto nazionale sempre più preoccupato per la sicurezza dei ciclisti.
Un problema nazionale
Secondo una rilevazione dell’Istat, riferita al 2024, l’Italia è il paese dell’Unione Europea con il maggior numero di auto per abitante: 700 ogni 1.000 persone, contro una media dell’Unione Europea di 578. Questo tasso di motorizzazione, in aumento dal 2018, ha reso la mobilità stradale un problema sempre più urgente. A Torino, il numero di auto per abitante è di 822 ogni mille, seconda solo a Roma tra i capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Secondo l’associazione ASAPS, nei primi nove mesi del 2026 sono stati registrati 179 decessi per incidenti stradali in bicicletta, un aumento rispetto ai 222 del 2025 e ai 185 del 2024. La mobilità sostenibile, come la bicicletta, non è ancora una priorità in molte città, anche se il numero di persone che muoiono in bicicletta sta crescendo da diversi anni.
La questione, però, non riguarda solo la sicurezza: si tratta anche di un problema di spazi e di politiche urbane che non tengono conto delle esigenze dei ciclisti.



