La crisi delle memorie non si risolverà prima del 2028
La crisi delle memorie non si risolverà prima del 2028, e chi pensa che si tratti di un problema temporaneo dovrà ricredersi. Secondo il CEO di Micron, Sanjay Mehrotra, la domanda supera l’offerta disponibile almeno fino al 2028. Questo significa che i prezzi continueranno a salire, e chi rimanda l’acquisto di dispositivi di elettronica di consumo dovrà prepararsi a spendere di più. Il problema ha una radice precisa: la corsa all’intelligenza artificiale, che richiede una quantità crescente di memorie ad alta larghezza di banda, come le HBM, utilizzate nelle GPU per l’AI. La domanda supera l’offerta e i prezzi salgono.
La domanda supera l’offerta e i prezzi salgono
La domanda per le memorie è in crescita esponenziale, e la produzione non riesce a stare al passo. Il 75% della produzione di Micron per il 2027 è già prenotata, e la maggior parte delle trattative commerciali riguarda già il 2028. Questo indica che il mercato è praticamente esaurito per i prossimi due anni. Le conseguenze per gli utenti sono già visibili: la crisi delle memorie sta uccidendo gli smartphone economici, con un calo del 22% nella fascia bassa. Brand come Xiaomi hanno già alzato i prezzi fino al 25% su smartphone e tablet, e persino Samsung ha aumentato i prezzi dei Galaxy S26 di almeno 100 euro, con Google che ha seguito a ruota sul Pixel 10a. La dipendenza dell’AI dalle memorie è destinata a restare il fattore dominante del mercato per anni.
La transizione verso nuove generazioni di HBM complica ulteriormente la situazione. Passando dalla versione 3E a quelle più avanzate, come la 4 e la 4E, ogni salto tecnologico richiede più risorse per produrre la stessa quantità di chip, riducendo ulteriormente la produttività per singolo wafer. In pratica, si produce di più in termini di qualità, ma non in termini di quantità. Non è come accendere un interruttore: anche se Micron aprirà nuove fabbriche nel 2028, la produzione crescerà solo gradualmente, e non sarà sufficiente a soddisfare la domanda. La produzione cresce solo gradualmente, non è come accendere un interruttore.
Un tempo si diceva che meritava sempre aspettare prima di comprare un dispositivo di elettronica di consumo, perché il prezzo si sarebbe abbassato. Adesso, invece, abbiamo visto che non è più così. Chi pensava fosse solo un rialzo temporaneo dovrà ricredersi o prepararsi a spendere di più. La dipendenza dell’AI dalle memorie è destinata a restare il fattore dominante del mercato per anni, e chi ne paga il prezzo, nel senso più letterale del termine, siamo noi. La crisi delle memorie non finirà prima del 2028, e non è più tempo per rimandare l’acquisto.



