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domenica 4 Ottobre 2026

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L’area naturalistica di Pamunto: un luogo di resistenza e speranza

Un’area naturalistica a Taranto resiste all’abbandono e chiede tutela. Un appello per la protezione del luogo.

L’area naturalistica di Pamunto, un luogo quasi sconosciuto ma ricco di biodiversità, resiste all’abbandono e chiede tutela. Situata vicino al fiume che è stato deviato e tombato per costruire un impianto di acquacultura, l’area ospita uno stagno costiero che è meta preferita per flora, fauna e uccelli migratori. La comunità locale, attraverso la Lega abolizione caccia (LAC), ha lanciato un appello per proteggere il luogo, che rappresenta un ecosistema fragile ma resiliente.

Un ecosistema a rischio ma in crescita

La zona, circondata da rifiuti edili, tracce di incendi dolosi e cementificazione non sostenibile, mostra segni di resistenza. Semi di flora e la presenza di specie protette, come il salicorneto, le nitticore e i pipistrelli, indicano una volontà di rigenerazione. L’area è un punto di transito per uccelli migratori, tra cui le folaghe e i fenicotteri, che vi si fermano durante la migrazione. Una migrazione significa migliaia di chilometri, mangiare adeguatamente prima del viaggio e questo renderebbe questo luogo di particolare importanza, ha spiegato Gabriella Angius, guida ambientale escursionistica e portavoce della LAC.

La natura, attraverso i semi e le specie protette, sembra lanciare messaggi di rigenerazione. «La natura sembra lanciare messaggi sulla sua volontà di rigenerarsi, rifiorire ogni volta, riprendersi lo spazio sottratto», ha concluso Angius. L’appello per la protezione di Pamunto è un invito a riconoscere il valore di un luogo che resiste e chiede di essere custodito.

Un appello per la gestione partecipata

La LAC chiede di poter avviare un percorso di custodia e gestione partecipata del luogo, con l’obiettivo di renderlo fruibile per tutti e di promuovere esperienze di educazione ambientale. «Abbiamo un disperato bisogno di ricucire un legame con la natura», ha sottolineato Angius. L’area, ribattezzata “la lagunetta del cuore nostro”, è un simbolo di resistenza e speranza per chi vive a Taranto. «Questa è la nostra casa», ha aggiunto, «e vogliamo vivere come un presidio, un punto di riferimento per la comunità».

La richiesta di tutela include l’idea di trasformare l’area in una “Riserva Naturale Orientata” o in una “Zona di Protezione Speciale”, con l’obiettivo di intercettare i giusti interlocutori e avviare un percorso burocratico. «Non si esclude di interfacciarsi con la Regione Puglia», ha spiegato Angius, che ha sottolineato l’importanza di coinvolgere il Comune di Taranto per supportare l’iniziativa. La mobilitazione per la protezione di Pamunto coinvolge diverse associazioni, tra cui il comitato “San Vito-Lama” e Lignum. L’obiettivo è anche di integrare l’area nel piano di forestazione previsto nel “Green Belt” (Just Transition Fund), con interventi ammessi in parchi come “Tre Terre”, “Mar Grande” e “San Vito”. La zona umida sequestrerebbe più CO2 di una zona forestata, ha ricordato Angius, che ha chiesto ai geologi di verificare eventuali collegamenti sotterranei con l’acqua di falda.

La comunità, attraverso la LAC, cerca di fare attività nella totale sicurezza e di raccogliere dati per arricchire la caratterizzazione di flora e fauna. «Non c’è altro modo per accendere un faro su questa faccenda», ha sottolineato Angius. L’appello per la protezione di Pamunto è un invito a riconoscere il valore di un luogo che resiste e chiede di essere custodito. «Mi piacerebbe tantissimo fare un discorso importante sulla tutela dell’ambiente e la salute mentale», ha aggiunto, sottolineando l’importanza di un dialogo tra comunità e natura.

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