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domenica 4 Ottobre 2026

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Cultura

San Francesco e l’Umbria a 800 anni dalla sua morte

L’Umbria celebra San Francesco a 800 anni dalla sua morte, con luoghi e itinerari legati alla sua vita e spiritualità.

L’Umbria, terra natia di San Francesco, si trasforma in una grande mappa di luoghi, paesaggi e testimonianze legate alla vita del santo, a 800 anni dalla sua morte. L’anno delle celebrazioni offre l’occasione per attraversare una regione in cui spiritualità, arte, natura e storia si intrecciano. Il viaggio inizia da Assisi, cuore del francescanesimo, dove la Basilica di San Francesco custodisce la tomba del Santo e il celebre ciclo di affreschi di Giotto e della sua bottega, che raccontano episodi della vita del Santo. Dal piazzale della Basilica si scende verso il ‘Bosco di San Francesco’, un ambiente modellato nei secoli dall’uomo, con ulivi, carpini, corsi d’acqua e tracce di antichi sistemi irrigui.

Un itinerario tra arte e natura

La Via di Francesco, non un singolo sentiero ma una rete di itinerari, collega molti dei luoghi attraversati dal Santo. La direttrice meridionale da Assisi verso Rieti tocca Spello, Foligno, Trevi e Spoleto, attraversando uliveti, campi, boschi e antichi insediamenti monastici. Più a sud, Spoleto custodisce un passaggio decisivo della biografia francescana: secondo la tradizione, nel 1205, durante una sosta nei pressi della chiesa di San Sabino, Francesco avrebbe udito una voce che lo invitava a tornare a casa e a cambiare vita. Il Subasio, con i suoi versanti battuti dal vento e fenomeni carsici, offre un volto più sportivo e naturalistico dell’Umbria, ideale per escursionisti e ciclisti.

Un episodio che, al di là del racconto agiografico, richiama uno degli elementi che attraversano l’intero itinerario: l’idea di una natura con la quale l’uomo deve entrare in relazione, anziché limitarsi a dominarla. Norcia, tornata a nuova vita dopo le devastazioni del terremoto del 2016, rappresenta un esempio di ricostruzione e riconciliazione. La città di pietra, ai piedi del monte Ingino, conserva ancora fortissimo il legame con la storia di riconciliazione e dialogo.

La Strada Mattonata, circa tre chilometri percorsi per secoli dai pellegrini, porta fino a Santa Maria degli Angeli e alla Porziuncola, luogo fondativo dell’Ordine francescano.

Un legame con la natura

Il Monte Subasio, che raggiunge i 1.290 metri, domina Assisi e ospita l’Eremo delle Carceri, immerso in un bosco di lecci secolari. È forse uno dei luoghi che meglio restituisce l’idea di essenzialità dei primi francescani. La regione offre anche un’esperienza unica con il ‘Terzo Paradiso’ di Michelangelo Pistoletto, installazione composta da 121 ulivi disposti in tre cerchi, simbolo della ricerca di un nuovo equilibrio tra uomo, natura e tecnologia.

La regione, con la sua ricchezza di luoghi e testimonianze, offre un’esperienza unica per chi vuole scoprire la spiritualità, l’arte e la natura in un’unica avventura. L’Umbria, a 800 anni dalla morte di San Francesco, si presenta come un luogo in cui passato e presente si intrecciano, offrendo un’occasione per riflettere su un rapporto diverso tra uomo, spazio e paesaggio. La città di pietra, raccolta ai piedi del monte Ingino, conserva ancora fortissimo il legame con quella storia di riconciliazione e dialogo. La ricostruzione del Palazzo municipale e della Basilica offre oggi un ulteriore motivo di visita e suggerisce una lettura contemporanea dei temi francescani, legata alla salvaguardia delle comunità e alla cura del territorio.

Il viaggio si spinge fino al lago di Piediluco, specchio d’acqua circondato dalle colline dove la tradizione vuole che Francesco abbia predicato ai pesci. E c’è infine un luogo sorprendente e meno scontato: la Scarzuola, nei pressi di Montegabbione, dove Francesco avrebbe costruito un piccolo rifugio utilizzando fasci di scarza, una pianta palustre, e dove la tradizione gli attribuisce anche la nascita di una sorgente e la piantumazione di un lauro. Secoli più tardi, negli anni Cinquanta del Novecento, l’architetto e scenografo Tommaso Buzzi scelse proprio questo luogo per realizzare la sua visionaria città ideale: un intreccio di teatri, torri, scale, giardini e architetture simboliche. Due esperienze lontanissime nel tempo e nelle forme, che finiscono però per dialogare attraverso la stessa ricerca di un rapporto diverso tra uomo, spazio e paesaggio.

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