Lo yoga, che una volta era una pratica filosofica e spirituale, oggi è diventato un’attività di fitness sempre più diffusa, ma per alcuni ha perso parte del suo senso originario. La crisi d’identità dello yoga, come raccontato da esperti e insegnanti, si manifesta in un dibattito tra la versione mainstream, accessibile e spettacolarizzata, e la pratica tradizionale, che richiede meditazione, studio e disciplina. La popolarità del yoga, in particolare negli Stati Uniti e in Italia, è in crescita, ma con essa si osserva un distacco da alcuni aspetti fondamentali della disciplina.
Lo yoga come attività di fitness
Secondo Federico Squarcini, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, lo yoga introdotto in Occidente alla fine dell’Ottocento è stato progressivamente adattato ai gusti del grande pubblico. La pratica, che si basa su posizioni fisiche (asana), è diventata un’attività accessibile, spesso legata a obiettivi fisici come flessibilità e alleviamento del dolore. Tuttavia, la parte di meditazione e studio dei testi antichi, che costituiva un elemento essenziale della tradizione indiana, è stata ridotta al minimo. Questo ha portato a una versione dello yoga più dinamica, ma meno profonda, che si adatta meglio ai bisogni di una società sempre più orientata al risultato immediato.
La spettacolarizzazione sui social
La diffusione di lo yoga in Occidente ha visto un’evoluzione parallela alla crescita dei social media. La spettacolarizzazione della pratica, con un’attenzione crescente all’acrobazia, alla performance e alla cosa vendibile, ha reso lo yoga più visibile, ma anche più commercializzato. Claudio Conte, socio fondatore della YANI e ex direttore della scuola di formazione SFIDY, osserva che questa tendenza ha portato a una riduzione della qualità dell’insegnamento. Mentre le scuole tradizionali richiedono anni di formazione, oggi è possibile diventare insegnante con corsi intensivi di poche settimane. Questo ha creato una sorta di mercato di certificazioni, ma non sempre di competenze.
Manuela Piccardo, insegnante di yoga a Vicenza, sottolinea che molte persone non sono più disposte a stare in silenzio o a misurarsi con pratiche faticose, come richiede l’approccio originale dello yoga. Per lei, la pratica deve «sconquassare corpo e mente», ma oggi si tende a privilegiare la comodità e la gratificazione immediata. Questo ha portato a una forma di yoga che, sebbene popolare, non è più in grado di soddisfare le aspettative di una pratica completa e profonda.
Lo yoga come strumento di soft power
Non solo in Occidente, ma anche in India, lo yoga è diventato un simbolo di potere e identità nazionale. Il governo indiano lo sfrutta come strumento di soft power, per promuovere politiche nazionaliste e una visione del mondo orientale. Questo ha reso lo yoga un simbolo di cultura e spiritualità, ma anche un prodotto commerciale. In Italia, invece, non esistono dati ufficiali sul numero di centri attivi o di persone che praticano yoga, ma si osserva una crescita della domanda, accompagnata da una mancanza di offerta di qualità.
Secondo Conte, la diffusione di studi aperti da investitori, che mirano al profitto, non ha contribuito a una diffusione di qualità. Al contrario, ha reso lo yoga più accessibile, ma meno radicato in una pratica autentica. Per alcuni, questa evoluzione è un progresso, per altri un impoverimento. Marianna Borga, insegnante di yoga da vent’anni, ritiene che lo yoga si sia evoluto nel tempo, ma oggi la figura del maestro unico non è più così allettante. Tuttavia, la diversificazione delle tecniche e l’innovazione, se ben guidate, possono portare a una pratica più ricca e adattata alle esigenze moderne.



