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lunedì 5 Ottobre 2026

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Cronaca nera

Omicidio di via Milano, la Corte assolve Kumar ma condanna i responsabili diretti

La Corte d’assise di Brescia assolve Sanjeev Kumar per l’omicidio di Ranjit Singh, ma condanna i responsabili diretti.

L’omicidio di Ranjit Singh, avvenuto la vigilia di Natale del 2023 nel parcheggio di via Milano, ha visto la Corte d’assise di Brescia assolvere Sanjeev Kumar, accusato di essere il mandante dell’agguato, ma condannare i responsabili diretti. La sentenza, resa il 7 luglio 2026, ha sottolineato che non esistono prove sufficienti per dimostrare che Kumar abbia dato ordine all’attentato. La vittima, un indiano di 51 anni residente in città, fu uccisa in un episodio violento che ha lasciato 43 lesioni da taglio e da punta, causate da armi diverse e da più persone, con l’aggressione consumata in meno di un minuto e 44 secondi.

Non ci sono prove contro il mandante

La Corte ha evidenziato che le intercettazioni non consentono di escludere interpretazioni alternative e che tra gli indagati circolavano informazioni che rendono difficile stabilire chi sapesse cosa e quando. In particolare, un passaggio rilevante riguarda una conversazione del 21 gennaio 2024 tra Kumar e Sharma Suraj, indicato come capo del gruppo incaricato di organizzare l’agguato. Suraj, dopo essere rientrato dalla Francia, era stato condannato a 12 anni con rito abbreviato, con l’esclusione della premeditazione. Secondo i giudici, questa conversazione suggerisce che Kumar non fosse a conoscenza dell’azione e si fosse rammaricato di non averla potuta fermare.

La Corte ha ritenuto che non esistano prove sufficienti per dimostrare un mandato. Inoltre, Suraj non avrebbe parlato di un ordine ricevuto, ma avrebbe ricondotto la propria iniziativa alla vicenda dell’incendio dei mezzi. La Corte ha anche sottolineato che l’uomo avrebbe preso di mira la vittima già prima dell’agguato. Restano le responsabilità degli esecutori, che sono state confermate con condanne che variano da 8 a 14 anni.

Una spiegazione alternativa

La Corte ha individuato una possibile spiegazione alternativa dell’omicidio: Suraj potrebbe aver deciso autonomamente di vendicare il danno subito dal proprio datore di lavoro oppure aver utilizzato quell’episodio come pretesto per aggredire Singh, alla luce della sua presunta indole violenta. Inoltre, i giudici hanno rilevato che l’uomo avrebbe preso di mira la vittima già prima dell’agguato. Restano le responsabilità degli esecutori, che sono state confermate con condanne che variano da 8 a 14 anni.

La sentenza distingue nettamente tra la responsabilità di chi partecipò all’aggressione e quella del presunto mandante. Oltre ai 12 anni inflitti a Suraj Sharma, sono state confermate le condanne a 14 anni per Arshdeep Singh, 10 anni per Ravi Ravi, 8 anni per Rahul Kumar, ritenuto responsabile del concorso morale e rimasto al volante, e 9 anni e quattro mesi per Hamaad Manzoor. La Corte ha ribadito che, pur non essendo stato dimostrato un mandato, le prove raccolte non permettono di escludere altre ipotesi. La vicenda ha suscitato dibattito e preoccupazione nella comunità locale, con l’attenzione concentrata su come si possa distinguere tra responsabilità diretta e indiretta in casi di omicidio organizzato. La Corte ha ribadito che, pur non essendo stato dimostrato un mandato, le prove raccolte non permettono di escludere altre ipotesi. La sentenza, quindi, rappresenta un esempio di come la giustizia possa distinguere tra colpe e responsabilità in contesti complessi.

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