Il riscaldamento globale ha già causato danni irreversibili, ma il futuro non è ancora scritto. Un rapporto redatto da oltre 70 scienziati di 30 Paesi ha individuato 10 punti chiave che richiedono un’azione immediata per limitare ulteriori danni. I dati mostrano che le emissioni del passato hanno “bloccato” gli impatti climatici futuri, ma l’entità di questi danni dipende ancora dalle scelte che il mondo farà nei prossimi anni. Il rapporto, intitolato “10 New Insights in Climate Science”, avverte che il superamento di 1,5 °C, come previsto dall’Accordo di Parigi, comporta rischi rapidamente crescenti per oceani, ghiacciai e permafrost, con costi economici e sociali più elevati di quanto si pensasse.
Impatti del superamento di 1,5 °C
Secondo il rapporto, il superamento della soglia di 1,5 °C potrebbe accelerare il degrado ambientale già in atto, dal ritiro delle calotte di ghiaccio all’innalzamento del livello del mare e al “declino senza precedenti” delle barriere coralline e delle foreste pluviali. L’UNEP ha sottolineato che non ci sono esiti positivi se restiamo sopra questa soglia, e che i governi devono puntare a rendere il superamento il più contenuto e breve possibile. Il calore accumulato negli oceani, che hanno assorbito record di calore, oscura le prospettive di lungo periodo, ma tagli profondi e rapidi alle emissioni sono l’unica via per limitare i rischi.
La crisi idrica e la sicurezza alimentare
Il rapporto ha anche evidenziato una rapida perdita di acqua dolce nei continenti, minacciando la sicurezza idrica, gli ecosistemi e la produzione alimentare. Secondo le Nazioni Unite, entro il 2030 una persona su due rischia di affrontare gravi carenze idriche. L’accelerazione del consumo d’acqua e del cambiamento climatico ha reso più critica la gestione delle risorse idriche. I governi sono invitati a sviluppare piani olistici di gestione dell’acqua, noti come Integrated Water Resource Management, che tengano conto dell’intero ciclo idrico. Soluzioni basate sulla natura, come il ripristino di zone umide e foreste, potrebbero aiutare a trattenere l’acqua dolce sulla terra.
Le emissioni di gas serra sono responsabili di un terzo delle emissioni totali a livello globale, e la carne è stata identificata come il principale colpevole. Gli alimenti di origine animale rappresentano tra l’81 e l’86 per cento delle emissioni totali di gas serra legate alla produzione alimentare nell’UE, pur fornendo solo circa il 32 per cento delle calorie e il 64 per cento delle proteine. Il rapporto ha anche sottolineato che i danni economici causati dalle emissioni di carbonio sono “notevolmente più elevati” di quanto stimato in passato, e che ogni tonnellata aggiuntiva di CO2 comporta un rischio supplementare.
Il costo sociale del carbonio è fino a quattro volte superiore a quanto si pensasse. L’uso di modelli climatici più realistici e aggiornati rivela un costo sociale del carbonio fino a quattro volte superiore. I progressi della scienza hanno reso possibile risalire dagli impatti climatici alle emissioni che li hanno provocati. Ciò significa che gli scienziati possono ora collegare il riscaldamento globale alle attività di una singola azienda o di un grande emettitore, e forse persino a perdite o danni specifici. In futuro, queste ulteriori prove potrebbero rafforzare il contenzioso climatico e le richieste di compensazione.
Il rapporto ha anche sottolineato l’importanza di rafforzare le richieste di risarcimento, poiché i progressi della scienza hanno reso possibile risalire dagli impatti climatici alle emissioni che li hanno provocati. Inoltre, i “climate club”, formati da Paesi che collaborano su politiche climatiche e commerciali, potrebbero creare una forza collettiva per ridurre le emissioni di carbonio, ma potrebbero avere un effetto punitivo sui Paesi in via di sviluppo che non dispongono degli strumenti necessari.



