La Lituania ha approvato il primo passo per abrogare il divieto costituziale sulle armi nucleari sul proprio territorio, aprendosi al riarmo nucleare come misura di sicurezza. Il Parlamento ha votato a favore della modifica, con 106 deputati su 141, e la seconda votazione è prevista per il 12 gennaio. L’approvazione segna un cambiamento significativo nella politica estera del Paese, che ha intensificato il partenariato strategico con gli Stati Uniti e ha espresso la volontà di sostenere i costi per una base militare permanente americana, se Washington dovesse accettare la proposta.
Un passo verso la deterrenza nucleare
La decisione del Parlamento lituano rappresenta un’apertura al riarmo nucleare come strumento di deterrenza e sicurezza. Il primo ministro Mindaugas Sinkevicius ha dichiarato che la Lituania è pronta a sostenere i costi per l’allestimento di una base militare permanente degli Stati Uniti sul proprio territorio, se Washington dovesse accettare la proposta. La modifica permetterebbe al Paese di intervenire in caso di esigenze di sicurezza nazionale, senza però prevedere piani immediati per lo stoccaggio di armi nucleari.
La Lituania, membro dell’Unione Europea e della NATO, confina con la Russia e con la Bielorussia, alleata di Mosca. Gli Stati Uniti mantengono un battaglione corazzato di quasi 1.000 soldati dal 2019, e il primo ministro Sinkevicius ha proposto di trasformare questa presenza in “permanente” durante un incontro con l’inviato di Trump, John Coale, tenutosi a Vilnius. Il presidente americano Donald Trump ha affermato che avrebbe preso in considerazione la richiesta della Lituania di una base permanente, sottolineando il legame tra i due Paesi.
La risposta russa e le tensioni regionali
La Federazione russa ha avvertito che l’abolizione del divieto potrebbe innescare “una nuova fase di escalation” nel contesto di relazioni già tese tra Mosca e la NATO. Il Cremlino ha espresso la sua preoccupazione, affermando che “la Russia sarà costretta ad agire per proteggere la propria sicurezza, qualora la Lituania ospitasse armi nucleari sul proprio territorio o una base”. La decisione lituana, in un contesto di ridefinizione dei calcoli di sicurezza nella regione, ha suscitato reazioni internazionali e ha rafforzato la posizione del Paese nel quadro della difesa collettiva.
A luglio, il presidente Gitanas Nauseda aveva dichiarato che i partiti politici avevano concordato un piano per abolire la norma, a dimostrazione di come la Russia stia ridefinendo i calcoli di sicurezza nella regione. La riforma legislativa richiede una maggioranza dei due terzi in due votazioni parlamentari per entrare in vigore, e mira a rimuovere i divieti introdotti più di trent’anni fa, dopo che la Lituania si era separata dall’Unione Sovietica. Il presidente Nauseda ha affermato che non vi sono piani immediati per lo stoccaggio di armi nucleari, ma che l’abolizione della disposizione consentirebbe al Paese di intervenire in caso di esigenze di sicurezza nazionale.



