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martedì 6 Ottobre 2026

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Cronaca nera

Morti sul lavoro in aumento nell’UE: quasi 3.400 in un anno, un’altra guerra sottovalutata

Morti sul lavoro in UE: quasi 3.400 in un anno, dati Eurostat sottolineano rischio e disuguaglianze.

Quasi 3.400 morti sul lavoro in un solo anno: un dato allarmante che mette in luce una crisi di sicurezza sul lavoro in Europa. Secondo Eurostat, il tasso di infortuni mortali nell’Unione europea nel 2024 ha registrato un aumento, con numeri che mettono in evidenza una situazione non trascurabile. Il confronto con i Paesi più avanzati, come Germania e Paesi Bassi, sottolinea una differenza significativa, ma anche un’opportunità per migliorare le politiche di sicurezza in tutta l’UE.

Un’altra guerra: il rischio sul lavoro

Il paragone con un conflitto armato, sebbene esagerato, serve a mettere in luce l’impatto di questi decessi. Mentre le tecnologie e i dispositivi di sicurezza avanzano, i numeri restano preoccupanti. In particolare, i settori minerario, manifatturiero e delle costruzioni, con una prevalenza di uomini, registrano un numero maggiore di infortuni. Questi settori, spesso caratterizzati da un lavoro a tempo pieno, contribuiscono al rischio elevato di incidenti mortali.

La situazione in Italia e le opportunità di miglioramento

In Italia, il tasso di infortuni mortali nel 2024 è stato di 2,01 ogni centomila occupati, posizionandosi al decimo posto tra i 27 Paesi dell’UE. Questo dato, pur non essendo il peggiore, segnala un’area di miglioramento. La Germania e i Paesi Bassi, con tassi di 0,64 e 0,32 rispettivamente, rappresentano un modello da seguire. La loro politica di sicurezza sul lavoro, basata su sistemi consolidati e obblighi giuridici, potrebbe offrire spunti utili per migliorare la situazione in Italia e in altri Paesi dell’UE.

Le statistiche di Eurostat: un quadro chiaro

Secondo Eurostat, nel 2024 si sono registrati 1,65 infortuni mortali ogni 100.000 occupati nell’UE. Il tasso varia notevolmente tra i Paesi, con la Francia che registra il valore più elevato, con 3,61 infortuni mortali ogni centomila occupati. Il Portogallo, la Spagna e la Francia mostrano tassi di incidenza standardizzati elevati, con il Portogallo che ha registrato 2.951 casi ogni centomila occupati. Questi dati mettono in luce una situazione complessa, con differenze significative tra i Paesi.

La metodologia di segnalazione degli infortuni varia tra i Paesi, e questo può influire sui dati. In alcuni Paesi, come la Francia, il sistema di notifica non distingue tra infortuni causati dal lavoro e quelli verificatisi sul luogo di lavoro. Questo potrebbe portare a un numero maggiore di segnalazioni, ma non necessariamente a un aumento reale di incidenti mortali. Nonostante i dati siano preoccupanti, è importante considerare anche i fattori che influenzano la segnalazione degli infortuni. In alcuni Paesi, i tassi di incidenza bassi potrebbero riflettere fenomeni di sottodenuncia, legati a sistemi di segnalazione poco consolidati o a mancanza di incentivi economici per le vittime. Questo richiede una riflessione su come migliorare la trasparenza e la segnalazione degli infortuni, non solo per garantire la sicurezza, ma anche per proteggere i diritti dei lavoratori.

Le lesioni non mortali rappresentano un altro aspetto critico. Nel 2024, si sono registrati 1.359 infortuni non mortali ogni 100.000 occupati nell’UE. Tra le tipologie più frequenti, si segnalano ferite e lesioni superficiali (29,3%), lussazioni, distorsioni e stiramenti (26,3%) e commozioni cerebrali e lesioni interne (20,3%). Questi dati evidenziano una situazione complessa, con un’ampia varietà di tipologie di infortuni che richiedono attenzione e interventi mirati.

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