Nella notte del 3 ottobre 2026, due uomini sono stati arrestati a Morciano di Leuca con 35,7 grammi di cocaina divisi in 51 dosi e 1.050 euro in contanti. Antonio Fattizzo, 49 anni, e Dario Marchetti, 28 anni, residenti a Parabita, sono stati bloccati dai carabinieri e sono ora ai domiciliari con dispositivo elettronico V.Val. Durante l’interrogatorio di convalida, i due hanno spiegato che la droga era stata acquistata a Gallipoli per un party tra amici e che i soldi erano frutto di un’attività lavorativa lecita. Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari, Marcello Rizzo, ha ritenuto le loro dichiarazioni inattendibili e inverosimili.
Le spiegazioni dei due arrestati
Dario Marchetti ha affermato che la droga era sua e che i soldi erano frutto dei risparmi da lavoro svolto a Parigi, interrotto da poco tempo. Secondo il suo racconto, la sostanza era già suddivisa in 51 “cipollette” e occultata all’interno di una bottiglietta d’acqua modificata. L’uomo ha spiegato di aver chiesto l’aiuto di Antonio Fattizzo solo per farsi accompagnare in auto, poiché non possedeva la patente. Fattizzo, invece, ha sostenuto di non conoscere la presenza della droga e di aver offerto un passaggio solo per permettere a Marchetti di raggiungere la festa.
Entrambi i ragazzi hanno fornito spiegazioni diverse, ma il giudice ha messo in dubbio la veridicità delle loro ricostruzioni. Le dichiarazioni dei due non hanno trovato credibilità nel contesto delle prove raccolte. Marchetti ha sostenuto che la droga era già confezionata e nascosta, mentre Fattizzo ha affermato di non essere a conoscenza del possesso dello stupefacente.
Le dichiarazioni del giudice
Il giudice Rizzo ha definito le ricostruzioni dei due indagati “del tutto inattendibili e inverosimili”. Ha messo in dubbio sia la modalità d’acquisto descritta da Marchetti, che la presunta nascita della droga già confezionata e occultata in una bottiglia, sia la mancanza di attenzione da parte di Fattizzo, che non si sarebbe accorto della forma atipica del contenitore. Il magistrato ha ritenuto plausibile che i due si fossero mossi per effettuare attività di spaccio.
Entrambi i ragazzi sono stati sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari e sono sotto controllo con il braccialetto elettronico. Le dichiarazioni di Fattizzo, assistito dall’avvocata Elisa Seclì, hanno respinto ogni addebito legato al possesso della sostanza, sostenendo che i contanti trovati erano frutto dell’incasso di un’attività di muratore svolta nella stessa giornata. La situazione rimane in fase di approfondimento, con il giudice che ha espresso dubbi su ogni aspetto delle spiegazioni fornite dai due uomini. L’episodio rappresenta un ulteriore caso di presunta attività di spaccio, che ha suscitato preoccupazioni locali e ha richiesto un’analisi approfondita da parte delle autorità competenti.



