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mercoledì 7 Ottobre 2026

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L’Europa utilizza aiuti allo sviluppo per controllare le frontiere e limitare le migrazioni

L’Europa utilizza aiuti allo sviluppo per controllare le frontiere e limitare le migrazioni, con un fondo di 9,6 miliardi tra 2021 e 2025.

Da gennaio 2021 a dicembre 2025, l’Unione europea ha destinato circa 9,6 miliardi di euro per finanziare interventi legati alla gestione delle migrazioni in diversi Paesi, una cifra classificata quasi interamente come aiuto pubblico allo sviluppo, secondo il rapporto di ActionAid “L’aiuto alle frontiere”. Questi fondi sono stati utilizzati per rafforzare la capacità di controllo delle frontiere, intercettare migranti e prevenire gli arrivi in Europa, spesso attraverso accordi con Paesi terzi come la Tunisia e la Libia. L’Italia e l’Unione europea hanno ricorso a quote significative di fondi di cooperazione allo sviluppo per finanziare queste attività, spesso con condizioni legate all’azione dei Paesi beneficiari.

La Tunisia riceve la maggior parte dei fondi

La Tunisia è il Paese che ha ricevuto la maggior parte delle risorse del fondo premialità, con circa 67 milioni di euro su 87 milioni stanziati. Di questi, 49 milioni sono destinati al controllo delle frontiere, con un focus su attività come la sorveglianza e l’intercettazione di migranti. ActionAid ha segnalato che, tra il 2020 e il 2024, quasi un euro su due di quelli donati alla Tunisia è stato utilizzato per il controllo delle frontiere e i rimpatri, a scapito della cooperazione allo sviluppo. Questo fenomeno si ripete anche in Libia, dove 66,45 milioni di euro sono stati destinati al controllo delle frontiere, contrasto alla tratta e ai rimpatri, a fronte di 161 milioni di euro di aiuti pubblici.

La gestione delle frontiere assorbe oltre il 50 per cento dei fondi in Nord Africa. In questa regione, che ha ricevuto 1,58 miliardi di euro, la “gestione delle frontiere” assorbe oltre il 50 per cento, con il 20,9 per cento destinato a “ritorni e reintegrazione”. Questo modello di intervento, basato sulla deterrenza, ha contribuito a riorientare programmi di sviluppo verso obiettivi di contenimento della mobilità, a scapito delle priorità locali.

La strumentalizzazione del linguaggio

Il rapporto sottolinea come l’uso del linguaggio sia spesso strumentalizzato per giustificare politiche di controllo e intercettazione. Ad esempio, si ricorre in modo improprio al termine “ricerca e soccorso”, quando si tratta di attività di controllo e repressione. Roberto Sensi, esperto di diseguaglianze globali per ActionAid Italia, ha evidenziato come il sostegno a regimi non democratici sia una pratica comune, con conseguenze dirette sulle libertà e i diritti dei migranti. La trasparenza è un problema critico. Sensi ha segnalato che la normativa italiana sull’accesso alle informazioni è diventata più restrittiva, rendendo il monitoraggio della società civile e il controllo parlamentare sempre più difficili. Questo crea un vuoto di informazione che ostacola la lotta alle politiche di esternalizzazione delle frontiere.

Il rapporto di ActionAid mette in luce come l’Europa, attraverso l’uso di aiuti allo sviluppo, abbia adottato una strategia di controllo delle frontiere che privilegia i bisogni dei donatori rispetto a quelli dei Paesi partner. Questo fenomeno, che si osserva in Nord Africa e in altri contesti, rappresenta una forma di esternalizzazione delle responsabilità migratorie, con conseguenze dirette sulle vite dei migranti e sulle dinamiche di sviluppo in questi Paesi.

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