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mercoledì 7 Ottobre 2026

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Salute

Perché perdiamo i capelli: dati e sfide del problema

L’Osservatorio Tricologia 2026 svela come la caduta dei capelli influenzi l’autostima e le relazioni.

Perché perdiamo i capelli? È una domanda che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo, ma spesso si accompagnano a falsi miti e comportamenti non sempre corretti. L’Osservatorio Tricologia 2026, presentato da Cantabria Labs Difa Cooper, ha analizzato le percezioni e le pratiche di 2.000 persone tra i 18 e i 60 anni, con esperienza di episodi di caduta dei capelli. L’indagine, realizzata con il patrocinio di SIDeMaST, ha evidenziato un forte impatto psicologico e sociale del problema, soprattutto tra i giovani.

Un problema che tocca l’autostima e le relazioni

La salute dei capelli è per molte persone una componente essenziale del modo in cui si percepiscono e si presentano agli altri. Secondo i dati, il 54% degli intervistati ritiene che la salute dei capelli abbia un impatto alto o molto alto sull’autostima e sulla fiducia in sé. Tra i giovani tra 18 e 24 anni, questa percentuale sale al 61%, mentre tra le giovani donne della stessa fascia d’età arriva al 67%. Anche la dimensione relazionale è influenzata: il 38% del campione segnala un impatto alto o molto alto sulle relazioni sentimentali.

La mancanza di informazioni corrette può ritardare la diagnosi e l’accesso a trattamenti adeguati.

Informazioni errate e ritardi nella visita specialistica

Nonostante l’attenzione verso il problema, la conoscenza delle cause e dei trattamenti disponibili appare limitata. Solo il 15% degli intervistati considera buona o molto buona la propria conoscenza. Non mancano convinzioni difficili da sradicare: il 45% pensa che tagliare frequentemente i capelli possa migliorarne la salute, mentre il 34% ritiene che lavarli spesso possa accelerarne la caduta. Il 42% crede che perdere i capelli in giovane età significhi non poter più intervenire.

Il 72% degli intervistati ritiene importante prendersi cura dei capelli in modo preventivo, ma solo il 40% lo fa concretamente. Il 34% interviene soltanto quando nota un problema, rischiando di aspettare che la situazione si risolva da sola. Tra coloro che si sono rivolti a un professionista, il 49% ha posticipato una visita di controllo pensando che il problema si sarebbe risolto spontaneamente. La costanza nei trattamenti rappresenta un’altra sfida. Il 52% dei pazienti che hanno utilizzato trattamenti in passato e oggi non li utilizzano più ha interrotto la terapia per motivi diversi, tra cui risultati insufficienti o il costo. Solo il 10% ha interrotto per credere di aver risolto il problema.

La mancanza di costanza nei trattamenti può ridurre l’efficacia delle cure e ritardare la risoluzione del problema.

Per Giovanni Pellacani, Presidente SIDeMaST, Bianca Maria Piraccini, dermatologa esperta in tricologia, Daniele Frattini, Chief Data Officer Havas Media Network e Psicologo, e Stefano Fatelli, Amministratore Delegato di Cantabria Labs Difa Cooper e SVP Business & Ventures di Cantabria Labs, la priorità è rendere più semplice e comprensibile il percorso che porta dai primi segnali alla valutazione dermatologica. Il dermatologo resta il riferimento per la diagnosi e per definire il percorso terapeutico più appropriato, mentre il farmacista può rappresentare un primo interlocutore per aiutare la persona a comprendere il problema e, quando necessario, orientarla verso lo specialista. L’Osservatorio Tricologia 2026 mette in evidenza l’importanza di riconoscere un problema, informarsi attraverso fonti affidabili e non rimandare la valutazione professionale. Solo in questo modo si può affrontare la calvizie con maggiore consapevolezza e speranza.

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