Richard Gere, attore e attivista internazionale, ha espresso un forte dissenso nei confronti della politica migratoria italiana, accusando il sistema di ridurre le persone a numeri e minacce, anziché proteggere i loro diritti. L’attore, che vive in Spagna con la moglie Alejandra Silva e i loro figli, ha parlato in un videoappello in cui si schiera al fianco di ActionAid, organizzazione che si occupa di diritti umani, per denunciare il modo in cui vengono trattate le persone che arrivano in Europa dopo aver abbandonato il proprio Paese. «La paura sta sostituendo la compassione», ha detto, sottolineando come la detenzione e la deportazione vengano sempre più presentate come soluzioni normali.
Politiche migratorie in Italia e il modello dei centri in Albania
Il riferimento di Gere è al sistema dei centri di permanenza per il rimpatrio realizzati in Albania nell’ambito dell’accordo sulla gestione dei migranti, una scelta politica molto discussa. Secondo l’attore, questo modello sposta il controllo della migrazione oltre i confini dell’Europa e lontano dal controllo dell’opinione pubblica. «Questo modello potrebbe diventare un esempio per il modo in cui l’Europa gestirà la migrazione in futuro», ha sottolineato. Gere ha espresso preoccupazione per il crescente ricorso ai centri di detenzione e per il rischio di sacrificare i diritti umani in nome della sicurezza.
La migrazione può essere gestita senza condizioni disumane, ha sottolineato Gere. «La migrazione può essere gestita senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli». L’attore ha anche sottolineato che esistono modi diversi per gestire la migrazione, che rispettino la dignità di chi arriva. «Siamo tutti migranti», ha detto, lanciando un appello a difendere la comune umanità.
Diritti umani e l’esperienza personale di Gere
«Nel corso degli anni ho incontrato molte persone costrette a lasciare le proprie case a causa di guerre, persecuzioni, povertà, disuguaglianze o catastrofi climatiche», ha spiegato Gere. «Queste persone cercavano le stesse cose che tutti noi desideriamo: sicurezza, dignità e speranza». L’attore ha sottolineato che, qualunque sia il Paese o lo status di una persona, condividiamo gli stessi diritti umani. «La sicurezza non può essere perseguita a scapito dei diritti umani. I diritti umani non si fermano alle frontiere», ha aggiunto.
La paura sta sostituendo la compassione, ha ripetuto Gere nel video. L’attore ha espresso preoccupazione per il modo in cui la migrazione viene discussa in Europa e oltre, sottolineando come le persone vengano ridotte a numeri o minacce. «Oggi sono sempre più preoccupato», ha detto. «Le persone vengono ridotte a numeri, problemi o minacce». L’appello di Gere accompagna il lancio del report «Trattenuti», realizzato da ActionAid e dall’Università degli Studi di Bari, che analizza i centri di permanenza per il rimpatrio e le politiche italiane di espulsione delle persone straniere senza permesso di soggiorno. Richard Gere ha anche sottolineato i «costi umani e fallimenti» di un modello fondato sulla detenzione, sottolineando l’importanza di trovare alternative più umane e rispettose dei diritti. «Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo», ha concluso, lanciando un appello a tutelare i diritti di chi arriva in Europa.



