Una storia drammatica, che ha portato alla morte di una ragazza di 13 anni, ha visto il personal trainer 44enne finire davanti al giudice. Le accuse, avanzate dalla Procura di Treviso, riguardano abusi sessuali su minore, con la vittima che era la figlia della compagna dell’uomo. L’episodio risale al marzo 2021, in un comune dell’hinterland trevigiano. La ragazza, dopo aver subito atti sessuali in palestra, ha sviluppato una dipendenza da sostanze stupefacenti, che ha portato alla sua morte. L’abuso, avvenuto con la scusa di aiutarla negli esercizi, ha causato un trauma profondo, che la ragazza non riusciva a condividere con nessuno. Solo dopo aver confidato a un psicologo del Serd, è emerso l’orrore. L’avvocato Davide Favotto, che ha rappresentato la madre della vittima, ha espresso l’impegno a dare giustizia alla ragazza, purtroppo non più in vita.
Abusi in palestra e la spirale della dipendenza
Le accuse nei confronti del personal trainer, che è anche stato compagno della madre della vittima, sono chiare. La Procura ha spiegato che l’uomo ha approfittato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della ragazza per commettere atti sessuali. L’abuso, iniziato con un tocco sulle cosce e sui glutei, si è esteso fino a toccarla nelle parti intime. La ragazza, che non aveva ancora compiuto 14 anni, è rimasta in silenzio per molto tempo, non riuscendo a parlare di quanto aveva subito. Solo dopo aver confidato a un psicologo, è emerso l’orrore. La ragazza, però, non si è fermata lì. La violenza ha causato in lei un profondo stato di fragilità e inquietudine, che l’ha spinta a cadere nel vortice della dipendenza da sostanze stupefacenti. La dipendenza, che lei stessa aveva raccontato allo psicologo, ha portato alla sua morte. La famiglia attende gli esiti dell’autopsia per comprendere le cause del decesso.
La violenza ha causato un trauma profondo, che ha portato alla dipendenza e alla morte.
Un caso che potrebbe coinvolgere altre vittime
Il personal trainer, che è stato anche accusato di violenza sessuale su 7 minori, non è l’unica vittima del suo comportamento. La difesa dei familiari della ragazza ha raccolto altre tre testimonianze, che indicano un modus operandi. Tre ragazzine, tutte minorenni all’epoca dei fatti, avrebbero raccontato di essere state vittime di abusi simili. L’uomo, sempre con la scusa di aiutarle a fare esercizi in palestra, ha spinto le sue mani sempre più in alto, fino a toccarle nelle parti intime. Le accuse, aggravate dal fatto che le ragazze avevano fragilità fisiche o psicologiche, sono state presentate in un capo d’imputazione. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per violenza sessuale aggravata. L’uomo, però, è finito davanti al giudice solo per il caso della sua figliastra. La speranza della difesa è che questo possa spingere altre vittime a farsi avanti e denunciare.
Le testimonianze raccolte indicano un comportamento ripetuto e sistematico.
La madre della ragazza, che si è costituita parte civile con l’aiuto dell’avvocato Davide Favotto, ha espresso la sua ferma determinazione a dare giustizia alla figlia. L’avvocato ha sottolineato che le relazioni degli psicologi testimoniano chiaramente il comportamento dell’uomo. La famiglia, però, non ha ancora ricevuto risposte definitive. L’indagine è in corso e il processo è stato rinviato al prossimo 5 novembre. La morte della ragazza, purtroppo, non ha dato un lieto fine a questa storia drammatica.



