La Seleção, la squadra nazionale brasiliana di calcio, ha subito un’eliminazione ai Mondiali 2026, e alcuni media brasiliani hanno cercato di spiegarne il declino in termini religiosi. Dopo la sconfitta agli ottavi di finale contro la Norvegia, alcuni giornalisti hanno sottolineato l’evangelismo come una causa principale dei fallimenti della squadra dal 2006 in avanti. Questo dibattito si colloca all’interno di un contesto più ampio, in cui il calcio brasiliano è visto come una forma di religione, con rituali e simbolismi che ne fanno parte integrante.
Religione e calcio: un legame radicato
Il calcio brasiliano è sempre stato legato a profondi elementi religiosi. Lo studioso Gilberto Freyre ha sottolineato come lo stile di gioco brasiliano, la “ginga”, sia una riproduzione dei ritmi rituali della religiosità afro-brasiliana. L’antropologo Roberto DaMatta ha poi spiegato come il calcio non sostituisca, ma riprenda aspetti del cattolicesimo popolare, come la sacralizzazione dei giocatori e le preghiere prima delle partite. Questi studi mettono in luce come il calcio sia un fenomeno che si intreccia con la religione, tanto che alcuni analisti hanno cercato di spiegare il declino della Seleção in termini di una trasformazione religiosa.
Il capitalismo forse è una religione più forte. Il professor Massimo Faggioli ha osservato che il capitalismo potrebbe essere una religione più forte del cattolicesimo. «Oggi è più forte il culto della personalità del calciatore», ha detto. «Prima c’erano solo Maradona, Pelé e pochi altri. Molti pensano di essere come loro». Questo fenomeno ha portato a un calcio più individualistico, con un’attenzione maggiore alla prestazione personale rispetto al gioco di squadra. I dati mostrano che il Brasile è risultata la 41esima squadra per pressioni ad alta intensità, un dato che suggerisce una mancanza di collaborazione.
Un’evangelizzazione che ha trasformato il calcio
L’evangelismo, una corrente del protestantesimo, ha avuto un’espansione significativa nel Brasile, a scapito del cattolicesimo. Secondo dati del 2002, l’80% della popolazione si dichiarava cattolica, ma oggi questa percentuale è scesa al 55%. Questo cambiamento ha avuto un impatto sul calcio, con molti giocatori della Selezione che si sono convertiti all’evangelismo. L’evangelismo, legato alla religiosità statunitense, è visto in Brasile come una forma di colonizzazione spirituale, con conseguenze anche nel mondo del calcio.
La teologia della prosperità ha influenzato il comportamento dei giocatori. Faggioli ha anche sottolineato come questa mentalità abbia portato a un’individualità più marcata nel calcio, con conseguenze anche sulle relazioni sociali e politiche. «Oggi è tutto business. Fa parte di una crisi di coscienza di cosa significhi essere uno sportivo, che è parte anche di una crisi religiosa», ha concluso. La Selezione, una delle squadre più storiche del calcio mondiale, si trova ora a dover affrontare un dibattito interno e esterno su come riprendersi. Mentre alcuni vedono il calcio come una religione, altri lo vedono come un’industria. Il futuro della squadra dipenderà da come si affronterà questa crisi, sia dentro che fuori dal campo.
Il dibattito sull’evangelismo e il suo impatto sul calcio brasiliano non è nuovo. L’idea che il calcio possa essere paragonato a una religione laica è già stata esplorata da studiosi come Marc Augé, che lo ha descritto come un fenomeno rituale. Tuttavia, l’attribuzione delle sorti di una squadra a convinzioni religiose è un fenomeno recente, che ha trovato spazio dopo la sconfitta della Seleção. L’evangelismo, con il suo concetto di cristiano rinato, ha influenzato non solo la vita personale dei giocatori, ma anche il loro approccio al gioco, spesso visto come un’attività che rientra nella volontà di Dio. La crisi religiosa nel Brasile ha avuto un impatto sul calcio, con un cambiamento di orientamento da un cattolicesimo tradizionale a un protestantesimo più radicato. Questo cambiamento ha portato a una trasformazione del modo in cui il calcio è visto e praticato, con una maggiore enfasi sull’individualità e sulla ricchezza. La Selezione, che una volta rappresentava un simbolo di unità e successo, ora si trova a dover affrontare un dibattito interno su come riprendersi da un declino che alcuni vedono come inevitabile, determinato dalla volontà divina.



