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giovedì 8 Ottobre 2026

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Cronaca

Cassazione conferma condanna a Davigo per rivelazione del segreto d’ufficio

Cassazione conferma condanna a Davigo per rivelazione del segreto d’ufficio. Difesa sottolinea adempimento a un dovere.

La Cassazione ha confermato la condanna all’ex pm Piercamillo Davigo per rivelazione del segreto d’ufficio, un reato che lo vede condannato a un anno e tre mesi di pena sospesa. La decisione, resa pubblica il 8 ottobre 2026, arriva dalla II sezione penale della Corte di Cassazione, che ha accolto la sentenza già emessa dalla Corte d’Appello di Brescia nel giudizio di rinvio. L’ex magistrato, noto per aver fatto parte del pool di Mani Pulite e per essere stato consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura, era al centro di un’inchiesta legata ai verbali secretati dell’ex consulente legale esterno di Eni, Piero Amara.

La vicenda nasce nel 2020

La vicenda ha origine nella primavera del 2020, quando il pm di Milano Paolo Storari, allora in servizio, riteneva che la procura non stesse approfondendo le dichiarazioni di Amara, ex avvocato esterno dell’Eni, che parlava della presunta esistenza della Loggia Ungheria. Storari, convinto di una inerzia dell’ufficio governato da Francesco Greco, ha contattato Davigo, allora consigliere del Csm, per denunciare la situazione. I verbali di Amara, però, erano stati secretati, e per quelle dichiarazioni ritenute inattendibili, l’avvocato è stato rinviato a giudizio per calunnia e autocalunnia.

La difesa sottolinea l’adempimento a un dovere

La difesa di Davigo, rappresentata dagli avvocati Davide Steccanella e altri, ha espresso la propria posizione dopo la sentenza. “Prendo atto della decisione ma rimango convinto che il mio assistito abbia agito nella convinzione di adempiere a un proprio dovere”, ha dichiarato Steccanella a LaPresse. La vicenda aveva già visto un primo passo in Cassazione nel dicembre 2024, quando la VI sezione penale aveva annullato con rinvio una parte della precedente sentenza d’appello, ma aveva confermato l’accertamento della responsabilità di Davigo in relazione alla condotta contestata in concorso.

Storari, imputato insieme a Davigo, ha optato per il rito abbreviato e è stato assolto sia in primo grado che in appello perché “il fatto non costituisce reato”. L’assoluzione è diventata definitiva, ma la vicenda ha continuato a segnare un percorso giudiziario complesso, con implicazioni che coinvolgono diversi livelli della magistratura e la gestione di informazioni sensibili.

  • Condena a un anno e tre mesi per rivelazione del segreto d’ufficio
  • Pena sospesa
  • Confermata dalla Cassazione
  • Vicenda iniziata nel 2020

La decisione della Cassazione chiude un’iter giudiziario lungo e complesso, che ha visto Davigo coinvolto in un processo che ha messo in luce le tensioni tra il rispetto del segreto d’ufficio e l’obbligo di trasparenza e vigilanza da parte dei magistrati. La vicenda rimane un caso emblematico di come le dinamiche interne al sistema giudiziario possano influenzare i procedimenti e le responsabilità legali di chi opera all’interno di esso. La sentenza, pur confermando la condanna, non ha cancellato le contestazioni e le posizioni difensive espresse, che rimangono un elemento significativo del dibattito giuridico in corso. La vicenda di Davigo rappresenta un caso che, sebbene concluso, continua a sollevare domande su equilibri e responsabilità all’interno del sistema giudiziario italiano.

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