Il cibo, da semplice nutrimento, si è trasformato in un linguaggio sociale che unisce identità, relazioni e benessere. Secondo il 2° Rapporto Camst-Censis “Lo spazio e il cibo – Nuove geografie della socialità”, il 80,7% degli intervistati pubblica online contenuti relativi ai riti quotidiani del cibo, mentre il 63,8% sceglie i locali per la loro instagrammabilità. Questo fenomeno, che si intreccia tra spazio fisico e digitale, ha reso il cibo un elemento chiave per costruire senso di appartenenza e relazioni. L’82,2% dei lavoratori ritiene che la pausa condivisa costruisca un senso di appartenenza al team, ma il 36,2% degli smart worker salta spesso la pausa pranzo o mangia mentre lavora, evidenziando una contraddizione tra desiderio di condivisione e praticità del lavoro da casa.
Il cibo come identità digitale
Ogni persona è regista del proprio storytelling, scegliendo cosa mostrare e come farlo. L’identità digitale, come quella fisica, è autentica e si costruisce attraverso l’interazione tra spazio pubblico e privato. Il cibo, in particolare, ha assunto un ruolo simbolico, diventando un elemento di identità e di senso di appartenenza. L’85,5% del campione ha un profilo social, e il 56,4% pubblica contenuti con una certa frequenza, spesso legati a momenti di convivialità intorno al cibo. Questo fenomeno ha reso il cibo un linguaggio sociale che si esprime attraverso immagini, post e interazioni, creando una connessione tra vita reale e vita digitale.
Il cibo non è solo nutrimento, ma un elemento di relazione e identità. La ricerca ha evidenziato come il 77,5% dei lavoratori scelga locali in base a quanto visto sui social, e il 68,7% curi l’aspetto visivo del piatto per pubblicarne foto o video. Questo dimostra come il cibo, attraverso la sua rappresentazione digitale, influenzi anche i comportamenti concreti, creando un intreccio tra spazio fisico e digitale.
La convivialità e il lavoro agile
La ridefinizione dei confini tra spazio pubblico e privato ha investito anche il rito quotidiano della pausa pranzo. Il 54,7% dei lavoratori dichiara di mangiare prevalentemente da solo, mentre il 36,2% salta spesso la pausa o la consuma mentre lavora. Questo ha portato a una delusione per lo smart working, con il 34,9% che si sente stressato dal doversi preparare il pasto in casa. La mancanza di convivialità ha ricadute negative sul lavoro, con il 29,6% degli intervistati che segnala la mancanza dei colleghi e il 26,6% che ritiene che l’assenza del pranzo condiviso abbia effetti negativi.
La convivialità è un valore sociale che si costruisce attraverso l’esperienza condivisa. Al 60,1% dei dipendenti capita di vivere almeno una delle penalità indicate, e il 37% ne subisce gran parte. Nonostante ciò, il 58,5% di chi lavora in modalità mista tornerebbe volentieri in ufficio a fronte di spazi e servizi dedicati alla condivisione del cibo. Questo indica una crescente attenzione verso il food space, che non è più solo la mensa aziendale, ma un luogo di incontro, scambio e appartenenza.
Il 90% del campione ritiene che offrire uno spazio adeguato dove mangiare sia un importante segnale di attenzione da parte dell’impresa. Tra le caratteristiche desiderate, oltre alla qualità del cibo (87,3%) e alla velocità del servizio (86,7%), anche la piacevolezza dell’ambiente (86,5%), la varietà e la personalizzazione dell’offerta (82,3%) e la possibilità di accesso continuo nel corso della giornata (75,8%) sono considerate fondamentali. Il cibo, come elemento di socialità, ha un ruolo cruciale nella società. Per 8 intervistati su 10 (80,8%), migliora la vivibilità dei territori, contribuisce alla qualità della vita collettiva (79,9%) e rende tangibile uno degli asset della cultura italiana, la convivialità (79,5%). Questo fenomeno si intreccia con l’uso massiccio dei social, che non sminuisce la presenza della piazza fisica, ma la arricchisce. L’esperienza fisica e digitale si intrecciano, massimizzando le opportunità relazionali dei due mondi.



