Il Congresso Internazionale “Lo splendore dell’umano: custodire la fertilità, curare l’infertilità”, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma dal 16 al 18 ottobre, si concentra su temi cruciali per la salute e la responsabilità della procreazione. L’evento, che celebra i 50 anni del Centro per la Regolazione Naturale della Fertilità e i 25 dell’Istituto scientifico internazionale Paolo VI (Isi), si propone di ripartire dall’educazione come strumento per affrontare le sfide dell’infertilità e della custodia della fertilità. Monsignor Claudio Giuliodori, presidente dell’Isi e Assistente ecclesiastico generale, sottolinea l’importanza di un approccio educativo che riconosca la dignità della vita umana e ponga la scienza al servizio della persona.
La ricerca e l’informazione: un percorso incompleto
Sebbene siano stati fatti passi significativi sul piano della ricerca, il fronte dell’informazione sulle cause dell’infertilità rimane ancora incompleto. La professoressa Maria Luisa Di Pietro, direttrice del Centro Ricerca e Studi sulla Salute Procreativa (CeRiSSaP), ha evidenziato che circa il 50% delle coppie intervistate aveva difficoltà a comprendere il tasso di successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) e i potenziali rischi per la donna e per il feto. L’assenza di una corretta educazione rischia di alimentare false illusioni, come dimostrano alcuni interventi regionali che incentivano la conservazione degli ovociti, il cosiddetto “social freezing”, che potrebbero avallare l’idea di una maternità rinviabile nel tempo.
La tendenza a delegare la genitorialità alla sola tecnologia ha spinto l’Università Cattolica e il Policlinico Gemelli a sviluppare un approccio medico-scientifico rigoroso e alternativo. Il lavoro clinico del Centro di medicina per la procreazione naturale e la cura dell’infertilità (Cpnci) ha dimostrato l’efficacia di un percorso che mira a individuare e rimuovere le cause profonde dell’infertilità, anziché bypassarle artificialmente. I risultati, con un tasso di gravidanza attorno al 18%, rappresentano un dato significativo se confrontato con i numeri dell’ultima Relazione del ministero della Salute al Parlamento sull’attuazione della Legge 40/2004.
La tecnologia offre opportunità, ma richiede attenzione etica.
Un’educazione a lungo termine per la custodia della vita
Il Congresso, preceduto da un’udienza con Papa Leone, si propone di offrire punti di riferimento imprescindibili per guidare un lavoro complesso e delicato. Monsignor Giuliodori ha sottolineato l’importanza di promuovere un’autentica alfabetizzazione affettiva e sessuale, riaffermando l’inviolabilità della vita dal concepimento al suo termine naturale. Custodire la fertilità richiede un’azione educativa a lungo termine, che parte da lontano e coinvolge famiglie, scuole, comunità e istituzioni. L’obiettivo è dare risposte efficaci al vuoto demografico e alla cultura dello scarto, attraverso un’educazione che valorizzi la responsabilità e la dignità della persona.
La crisi demografica incalza e non manca occasione per demografi e analisti di ricordare quanto l’Italia sia vecchia, con i suoi sparuti 300mila nuovi nati l’anno e una carica di circa 15 milioni cittadini ultra 65enni. Ma fra le pieghe dei dati statistici serpeggia pure il pericolo di una diffusa disinformazione che porta uomini e donne a bussare alla porta della scienza solo con estremo ritardo. Diventa quindi una priorità culturale e sociale educare alla custodia di un bene, la fertilità, che chiama in causa una responsabilità condivisa fra famiglie, scuole, comunità e istituzioni.
La custodia della fertilità richiede un’azione educativa a lungo termine.



