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giovedì 8 Ottobre 2026

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Cultura

Dino Manuzzi, il presidente che unì frutta e calcio: da San Martino in Fiume a Sparwasser

Lo spettacolo teatrale a Cesena racconta la vita di Dino Manuzzi, imprenditore e presidente del Cesena, tra aneddoti e passioni.

Lo spettacolo teatrale “Dino Manuzzi, dal sogno sfiorato di Gigi Riva al cazzotto di Boranga a Sparwasser” ha riempito il Teatro Bonci martedì sera, attirando tanti volti del presente e del passato del calcio bianconero. L’evento, scritto da Cesare Pomarici e Francesco Zani, ha raccontato la vita di Dino Manuzzi, storico presidente dell’Ac Cesena, attraverso aneddoti, passioni e scelte di vita che lo hanno reso un personaggio unico e affascinante. L’immagine di Manuzzi, imprenditore ortofrutticolo e presidente attivo, è emersa come un mix di umiltà, visione e determinazione.

Da San Martino in Fiume al calcio d’altri tempi

Dino Manuzzi, nato nell’aia di San Martino in Fiume, ha vissuto l’infanzia in un contesto di guerra e di lavoro umile. Lavorava come barbiere e aveva una piccola bottega, passando da una tosatura ad affettare il prosciutto per un cliente. L’immagine evocativa di Manuzzi che comprava la frutta ancor prima che maturasse è simbolo del suo intuito e della sua capacità di scommettere su ciò che altri non vedono. Lo stesso fiuto lo ha portato a investire nel calcio, anche se non gli interessava molto.

Manuzzi non si limitò al calcio, ma si dedicò anche all’imprenditoria, portando la frutta cesenate in tutta Europa. L’azienda Manuzzi esportò la frutta cesenate in tutta Europa, e Dino fu insignito del “Mercantile d’oro”. L’imprenditore, con la sua capacità di unire l’operosità contadina con l’intuito commerciale, è diventato un simbolo di successo e di passione. L’aneddoto di quando andava tutte le sere nel circolo repubblicano di famiglia, ballando e cantando senza vergogna, mostra un lato più umano e spensierato del presidente.

Il sogno sfiorato di Gigi Riva e il cazzotto a Sparwasser

Nel 1963-1964, Dino Manuzzi decise di acquistare il Cesena dal Conte Rognoni, sborsando ben 64 milioni di lire. L’obiettivo era salvare la società in difficoltà finanziaria, pur non avendo un grande interesse per il calcio. L’acquisto fu fatto con rischi calcolati, e Manuzzi si rimboccò le maniche per gestire in prima persona il calciomercato. Fu quasi riuscito a convincere Gigi Riva a giocare nel Cesena, utilizzando argomenti economici convincenti e trovando una boutique a Milano Marittima per la compagna di Riva. Tuttavia, la trattativa si arenò, e i motivi restano un mistero.

Lo spettacolo ha anche ricordato un episodio drammatico della stagione 1976-1977, quando il Cesena si qualificò alla Coppa Uefa. La trasferta a Magdeburgo fu un momento di tensione, con un calcio di rigore generoso che portò a un episodio memorabile. “Si rotolò per terra vicino a me – ha detto Moranga – pensavo si fosse fatto male, ma appena l’arbitro fischiò il rigore si alzò di scatto, diciamo che all’epoca non ero molto riflessivo, mi venne spontaneo tirargli un cazzotto.” L’episodio, che ha reso il calcio d’altri tempi, è un esempio del distacco tra l’epoca senza telecamere e il presente.

Lo spettacolo si è concluso con un siparietto finale di Lamberto Boranga e Giancarlo Oddi, con un’ironia che ha reso l’evento ancora più memorabile. In chiusura, è apparito un Dino Manuzzi creato con l’intelligenza artificiale, che ha salutato il pubblico numeroso presente al Teatro Bonci. L’evento ha rafforzato l’immagine di Manuzzi come un personaggio unico, capace di unire passato e presente, calcio e frutta, con una passione senza eguali.

  • Spettacolo teatrale a Cesena dedicato a Dino Manuzzi
  • Manuzzi, imprenditore e presidente del Cesena
  • Episodi di calcio d’altri tempi e aneddoti personali

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