L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato le prime linee guida globali per affrontare l’obesità nei bambini sotto i 10 anni, mettendo al centro una visione integrata della salute. L’obesità infantile non si cura guardando soltanto al peso o al Bmi, ma deve essere vista come una malattia cronica complessa, che richiede un approccio personalizzato e multidisciplinare. L’Oms non raccomanda farmaci, chirurgia bariatrica o dispositivi per la perdita di peso nei bambini sotto i 10 anni, poiché le evidenze disponibili sono di qualità bassa o assenti. L’attenzione si sposta su dieta, movimento, sonno, salute mentale e coinvolgimento della famiglia.
Alimentazione, movimento e salute mentale: i pilastri della cura
L’alimentazione resta uno dei cardini della cura, ma non è l’unica componente da considerare. L’Oms sottolinea che l’obesità infantile richiede un intervento che vada oltre il peso e la dieta, coinvolgendo anche il sonno, la salute mentale e il benessere psicologico. L’attività fisica, ad esempio, deve essere integrata nella quotidianità e adattata alle capacità del bambino, cercando soluzioni che possano essere praticate con piacere e continuità. La famiglia assume un ruolo diretto nel percorso di cura, con il coinvolgimento di genitori o caregiver.
Per i bambini tra 1 e 2 anni, si raccomanda almeno 180 minuti di attività fisica distribuiti nell’arco della giornata. Dai 5 anni in avanti, l’Oms indica una media di almeno 60 minuti al giorno di attività moderata o vigorosa nel corso della settimana. L’attività fisica deve essere inserita nella quotidianità e adattata alle capacità del bambino, con l’obiettivo di creare un’abitudine sostenibile. L’Oms sottolinea che l’approccio deve essere multimodale, con interventi coordinati su alimentazione, movimento e comportamenti, evitando di procedere separatamente.
La cura non si misura solo con peso e Bmi
Proprio perché il risultato non viene misurato soltanto attraverso peso e Bmi, l’Oms richiama il benessere psicologico e la qualità della vita, con particolare attenzione al rapporto con il proprio corpo e agli eventuali problemi di autostima. La comunicazione deve essere empatica e priva di stigma, evitando di trasformare la cura in un’ulteriore fonte di disagio. Le linee guida dell’Oms spostano l’attenzione dalla ricerca di una soluzione rapida a una cura costruita nel tempo, con un approccio personalizzato che tenga conto del contesto in cui vive il bambino. Per i bambini sotto i 10 anni, l’Oms punta su una presa in carico coordinata, lasciando fuori, almeno sulla base delle conoscenze attuali, farmaci e chirurgia. Resta però un limite importante: le raccomandazioni poggiano su evidenze di qualità bassa o molto bassa, o, nel caso della chirurgia e dei dispositivi, sull’assenza di evidenze dirette in questa fascia d’età.



