Carlo Alviggi, ordinario all’Università Federico II e presidente nazionale della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione, ha raccontato il caso di una paziente che ha realizzato il sogno di diventare mamma dopo aver sconfitto il tumore. Il percorso, coordinato dal polo per la Tutela del Benessere Riproduttivo e Biotecnologie Avanzate in PMA, ha visto l’integrazione di tecniche come la conservazione degli ovociti, la fecondazione in vitro, la biopsia embrionaria e il test genetico preimpianto. La gravidanza è in corso, segno di un successo che rappresenta un modello per altre pazienti in situazioni simili.
Un percorso integrato per la fertilità post-oncologica
La paziente ha iniziato il percorso con la conservazione degli ovociti prima delle terapie oncologiche e ha ripreso il cammino, dopo anni, con una pausa programmata dai farmaci. Sono seguiti lo scongelamento, la fecondazione in vitro, la biopsia embrionaria e il test genetico preimpianto, che permette di ottimizzare il percorso verso la gravidanza entro la finestra di tempo disponibile. Questo approccio consente una continuità assistenziale dalla diagnosi al concepimento e alla nascita. Il polo opera in collaborazione con il Moscati di Avellino, che è hub per i pazienti oncologici dal 2020. La PMA e la biopsia embrionaria si svolgono nei laboratori IVF della Federico II, mentre la diagnosi molecolare viene eseguita al Ceinge Biotecnologie Avanzate “Franco Salvatore”. La figura di Federica Cariati è centrale nel coordinamento tra cura dei gameti, biopsia e analisi molecolari. Per queste ultime è prevista una partecipazione ai costi delle coppie.
Formazione e ricerca come pilastro del modello
«All’attività assistenziale si affianca il Centro di servizio di Ateneo, l’International Training Center for Reproductive Medicine, che dirigo», ha spiegato Alviggi. Ogni anno accoglie medici, biologi e specialisti da diversi Paesi per percorsi di alta specializzazione nella tutela della fertilità e nella procreazione medicalmente assistita. Questo modello unisce ricerca, formazione e assistenza in un unico percorso.
Il caso raccontato da Alviggi è un esempio concreto di come l’integrazione di diverse fasi del percorso riproduttivo possa portare a risultati significativi. La paziente, dopo un lungo cammino, ha realizzato il sogno di diventare mamma, grazie a un modello che unisce tecnologie avanzate, assistenza personalizzata e una rete di collaborazioni specializzate. La presa in carico prosegue in gravidanza, grazie al Dipartimento assistenziale integrato Materno Infantile diretto da Giuseppe Bifulco. Questo consente una continuità assistenziale dalla diagnosi e dal concepimento fino al percorso nascita. «È un aspetto essenziale quando si seguono condizioni cliniche complesse e gravidanze a rischio», ha sottolineato Alviggi.



