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giovedì 8 Ottobre 2026

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Salute

Pesticidi nell’uva: test svizzero segnala residui in quindici prodotti

Test su venti campioni di uva rileva pesticidi in quindici prodotti, tra cui due biologici italiani.

Un test condotto in Svizzera su venti campioni di uva ha rilevato la presenza di pesticidi in quindici prodotti, tra cui due biologici italiani. I campioni sono stati acquistati in supermercati elvetici e analizzati da una rivista specializzata. Tra i risultati, quattro dei cinque prodotti senza residui sono italiani, tra cui il biologico Spar uva bianca senza semi e il prodotto Coop uva fragola. I restanti cinque campioni, invece, presentano almeno un pesticido, con un caso in cui un grappolo di uva contiene fino a otto sostanze chimiche diverse.

Residui di pesticidi fluorurati in oltre la metà dei campioni

Dodici dei venti prodotti analizzati contengono pesticidi fluorurati, che la rivista collega alla problematica dei PFAS e dei loro prodotti di degradazione nell’ambiente. Tra le sostanze individuate, Saldo segnala la presenza di acetamiprid e zoxamide, entrambi tossici per gli organismi acquatici. Il primato per numero di sostanze appartiene all’uva Vittoria di Volg, di origine italiana, che presenta due insetticidi e sei fungicidi per una concentrazione complessiva di 0,647 milligrammi per chilo. La concentrazione più elevata si registra nell’uva italiana Migros Extra Cotton Candy senza semi, con 1,14 mg/kg di pesticidi.

La presenza di pesticidi fluorurati è un dato preoccupante, in quanto potrebbe contribuire alla formazione di sostanze persistenti nell’ambiente. Saldo segnala inoltre che in tredici campioni è stata rilevata almeno una tra cinque sostanze che attribuisce criticità per lo sviluppo prenatale o per i bambini allattati. Tra queste, spicca l’acetamiprid, un insetticida ammesso nell’agricoltura biologica, rilevato in alcune uve bio italiane.

La complessità dei residui multipli e la valutazione tossicologica

Saldo sottolinea che valutare una miscela di pesticidi richiede di considerare non solo la somma dei residui in milligrammi, ma anche gli effetti tossicologici delle sostanze che la compongono. Nell’intero test, sono state individuate sei diverse sostanze appartenenti a questa categoria. Inoltre, la rivista segnala la presenza in tredici campioni di almeno una tra cinque sostanze che attribuisce criticità per lo sviluppo prenatale o per i bambini allattati. La valutazione dei rischi non si limita alla quantità, ma anche alla combinazione di sostanze chimiche presenti. I produttori interpellati da Saldo dichiarano di rispettare le leggi vigenti, ma critica un sistema di limiti riferiti alle singole sostanze, che non si traduce in un unico tetto per tutti i pesticidi presenti contemporaneamente in un alimento. In Europa, la valutazione degli effetti cumulativi è prevista dalla normativa, ma rimane distinta dalla semplice somma dei residui.

Il test ha anche sottoposto dieci campioni a una prova di lavaggio, con riduzioni parziali dei residui, ma non l’eliminazione totale. La rivista riferisce inoltre che la sola immersione è risultata meno efficace del trattamento che comprendeva anche il risciacquo. Lavare l’uva non offre dunque la garanzia di eliminare i pesticidi: può ridurne una parte, ma non sostituisce il contenimento dei residui durante la produzione. Il test, pubblicato da Saldo, conferma una tendenza già osservata in precedenti analisi, come quella del Salvagente nel 2019, che aveva rilevato fino a 19 molecole diverse in un unico grappolo di uva. Anche se alcuni prodotti non presentano residui, il “non rilevato” non significa assenza totale, ma semplicemente che le analisi non hanno individuato residui alle condizioni e ai limiti del metodo utilizzato.

Quattro dei cinque campioni senza residui sono italiani, tra cui il biologico Spar uva bianca senza semi e il prodotto Coop uva fragola. L’ultimo senza pesticidi rilevati proviene invece dalla Spagna. Due sono biologici e tre convenzionali: un risultato che dimostra come, nei campioni esaminati, anche l’uva coltivata con metodi convenzionali possa arrivare sullo scaffale senza residui rilevabili. Il test ha rilevato che in alcuni casi i residui si riducono fino al dimezzamento, ma non vengono eliminati. La presenza di pesticidi fluorurati in sei su dieci campioni segnala un problema ambientale che richiede attenzione. La rivista richiama la possibilità che questi composti si degradino nell’ambiente contribuendo alla formazione di sostanze persistenti come l’acido trifluoroacetico, TFA.

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