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giovedì 8 Ottobre 2026

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Prezzi del gasolio in aumento, tensioni internazionali e scorte in pressione: l’allarme di Assopetroli

Prezzi del gasolio in aumento a causa di tensioni internazionali e scorte in pressione, l’allarme di Assopetroli.

Prezzi del gasolio in aumento, tensioni internazionali e scorte in pressione

Il gasolio, in Italia, continua a mettere sotto pressione famiglie, imprese e autotrasportatori, a causa di una combinazione di fattori internazionali e nazionali. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha riportato forte pressione sui mercati energetici, con conseguenze dirette sui prezzi alla pompa. Secondo l’ultimo monitoraggio del MIMIT del 7 ottobre, i prezzi medi del gasolio self si attestano intorno a 2,25–2,27 euro al litro. Questo aumento è dovuto a una serie di elementi, tra cui la minore disponibilità di prodotto raffinato e le difficoltà nei traffici marittimi, che hanno reso il mercato del carburante particolarmente volatili. Inoltre, le tensioni sullo Stretto di Hormuz e la riduzione delle esportazioni russe hanno ulteriormente alimentato la pressione sui prezzi.

Le forniture alternative non bastano a garantire la stabilità del mercato.

Le scorte e le alternative non bastano a garantire la stabilità

L’Italia dispone di un sistema di scorte petrolifere di emergenza, al quale contribuiscono gli operatori e l’Organismo centrale di stoccaggio italiano. Questo sistema è una protezione importante, ma serve a gestire l’emergenza e a guadagnare tempo. Le forniture alternative possono attenuare il problema, ma devono essere disponibili nei volumi necessari e raggiungere tempestivamente il mercato italiano. Inoltre, avere greggio disponibile non equivale automaticamente ad avere tutto il gasolio necessario, soprattutto in un contesto di scarsità globale. La riduzione delle capacità di raffinazione in Europa ha reso il mercato del gasolio più sensibile alle fluttuazioni internazionali.

La crisi energetica ha reso il mercato del gasolio più volatili. La riduzione delle capacità di raffinazione in Europa ha reso il mercato del gasolio più sensibile alle fluttuazioni internazionali. L’Europa, nell’ultimo decennio, ha perso, per scelta, capacità di raffinazione, preferendo importare prodotti finiti. Questo ha reso il mercato del gasolio più sensibile alle fluttuazioni internazionali. La riduzione delle esportazioni russe e la carenza di gasolio a livello globale hanno alimentato la pressione sui prezzi. Inoltre, la crisi russo-ucraina ha contribuito a questa situazione, con conseguenze dirette sulle forniture e sulle logistici.

Interventi di calmierazione e protezione della concorrenza

Per contenere i prezzi senza danneggiare i distributori indipendenti, servono interventi sulla fiscalità e una calmierazione che coinvolga tutta la filiera. Le ultime due settimane hanno visto interventi di calmierazione sui prezzi dei carburanti acquistati tramite rete, attuati dalle principali compagnie petrolifere. Tuttavia, Assopetroli-Assoenergia ha evidenziato il rischio di creare squilibri alla concorrenza se una parte della rete distributiva, quella degli indipendenti, non può accedere a condizioni d’acquisto calmierate. Per le consegne extra-rete, occorrono prezzi di acquisto sufficientemente inferiori al prezzo calmierato finale per coprire trasporto, distribuzione e servizio. Altrimenti, si chiede agli operatori indipendenti di vendere senza poter sostenere i propri costi. La protezione dei consumatori nel lungo termine richiede anche di preservare la concorrenza nel breve.

La situazione richiede un equilibrio tra contenimento dei prezzi e salvaguardia della filiera. L’Agenzia internazionale dell’energia e i Paesi del G7 hanno concordato l’immissione sul mercato di un totale di 100 milioni di barili nei prossimi quattro mesi, con una forte concentrazione di gasolio, con l’obiettivo di allentare la pressione sui prezzi. Tuttavia, il rischio di tensioni sulle forniture e di una crisi legata allo Stretto di Hormuz preoccupa il settore. Chi acquista da quelle aree sta riprogrammando la propria domanda verso altre zone, mettendo sotto stress l’offerta. L’Italia ha scorte e alternative sufficienti per evitare problemi di approvvigionamento, ma la situazione rimane delicata e dipende dal ripristino delle forniture e della logistica.

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