Daniela Santanché, ex ministra del Turismo, è al centro di un processo per diffamazione che ha visto il Tribunale di Roma sollevare un conflitto di attribuzioni contro il Senato. L’aula di palazzo Madama aveva precedentemente giudicato insindacabili le dichiarazioni della senatrice, pronunciate durante un’informativa al Parlamento del 5 luglio 2023, in cui aveva descritto Giuseppe Zeno, azionista di minoranza di Visibilia Editore spa e suo accusatore nel processo in corso a Milano sul crac della società. Le parole di Santanché, che la descrivevano come “una sorta di finanziere” con una serie di spostamenti internazionali, erano state considerate parte dell’esercizio dell’attività parlamentare e quindi protette dall’insindacabilità.
La difesa chiede il non luogo a procedere
La difesa della senatrice aveva chiesto il non luogo a procedere in conseguenza del diniego parlamentare, ma il Tribunale di Roma ha sollevato un conflitto di attribuzioni, sostenendo che la condotta addebitabile a Santanché non rientra nel campo di applicazione dell’articolo 68 della Costituzione, che tutela i membri del Parlamento. Secondo la giudice Emilia Conforti, la condotta in questione non spettava al Senato per essere dichiarata insindacabile. Il procedimento è quindi stato sospeso in attesa della decisione della Consulta, che dovrà valutare se il Senato abbia il diritto di esercitare tale attribuzione.
Il processo, già sospeso a novembre scorso con l’invio degli atti al Senato per valutare la procedibilità e l’utilizzabilità delle dichiarazioni rese in aula, ha visto la difesa della senatrice chiedere il non luogo a procedere, basandosi sul diniego parlamentare. La difesa sostiene che le dichiarazioni di Santanché, fatte nell’esercizio delle funzioni parlamentari, non dovrebbero essere considerate diffamatorie, ma parte del dibattito pubblico. La giudice Conforti ha però sottolineato che la condotta in questione non rientra nel campo di applicazione dell’articolo 68, e quindi non spetta al Senato dichiarare l’insindacabilità.
La Consulta dovrà decidere
Il conflitto di attribuzioni ha reso necessario un intervento della Consulta, che dovrà decidere se il Senato abbia il diritto di esercitare tale attribuzione nel caso specifico. La decisione potrebbe influenzare il proseguimento del processo e la posizione della senatrice nel dibattimento. La situazione rimane in sospeso, con l’attesa della pronuncia della Consulta, che potrebbe chiarire se le dichiarazioni di Santanché siano considerate protette o meno nel contesto del processo per diffamazione. La difesa sostiene che le dichiarazioni siano parte del dibattito pubblico. La Consulta dovrà valutare se il Senato abbia il diritto di esercitare l’attribuzione. Il processo rimane sospeso fino a quando non sarà resa la decisione, che potrebbe avere ripercussioni significative sul proseguimento delle indagini e sulle posizioni legali coinvolte.



