La legge elettorale approvata dal Governo Meloni rischia di essere sottoposta a un giudizio della Corte Costituzionale, con il rischio di essere dichiarata incostituzionale. La Consulta, presieduta da Giovanni Amoroso, ha espresso preoccupazioni per i profili di illegittimità che emergono dal testo, in particolare riguardo al premio di maggioranza e alle liste bloccate. La legge, che prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza per chi raggiunge il 42% dei voti in entrambi i rami del Parlamento, ha suscitato critiche da parte delle opposizioni e di esperti giuridici. La Corte potrebbe valutare la legge prima delle elezioni, con il rischio di un giudizio che potrebbe influenzare il risultato del voto.
Il premio di maggioranza e le liste bloccate
Il punto più critico della legge elettorale è il premio di maggioranza, che assegna 70 seggi alla Camera e 35 al Senato a chi raggiunge il 42% dei voti in entrambi i rami del Parlamento. La Corte Costituzionale ha già espresso opinioni in materia, con sentenze del 2014 e del 2017 che hanno chiarito i limiti del premio. Tuttavia, il rischio di incostituzionalità rimane elevato, soprattutto per il rischio di sovrarappresentazione della lista vincente. Inoltre, le liste bloccate, che non permettono al cittadino di esercitare la propria scelta in qualità di elettore, sono state criticate per la loro limitata conoscibilità. L’esperto Gaetano Azzariti ha sottolineato che la quantità di criticità nella legge è tale da rendere difficile elencarle tutte.
La legge presenta profili di incostituzionalità che potrebbero richiedere un nuovo approfondimento. La Corte Costituzionale dovrà valutare se i profili di illegittimità siano sufficienti a giustificare un giudizio. L’esperto Azzariti ha sottolineato che la giurisprudenza della Corte è già delineata in due sentenze precedenti, ma la legge presenta criticità che potrebbero richiedere un nuovo esame. La legge prevede anche l’indicazione del candidato premier, un aspetto che ha suscitato dibattito.
La Consulta e i tempi del giudizio
La Consulta, presieduta da Giovanni Amoroso, ha espresso il rischio che la legge possa essere dichiarata incostituzionale prima delle elezioni. I ricorsi delle opposizioni partiranno già lunedì 12 ottobre, con l’obiettivo di accelerare il giudizio. Il presidente della Consulta ha spiegato che, se il voto avverrà in primavera, i tempi potrebbero essere dimezzati, permettendo un giudizio in tempo utile. Tuttavia, il rischio di un giudizio ex post rispetto al voto è sempre presente.
La legge potrebbe mettere in imbarazzo anche il Capo dello Stato. L’esperto Azzariti ha sottolineato che siamo di fronte al primo caso di auto-assoluzione di una legge ordinaria rispetto al rischio di essere dichiarata incostituzionale. Tuttavia, il rischio di un giudizio negativo rimane elevato, soprattutto per l’obbligo di firme, che potrebbe discriminare i partiti senza eletti nelle Camere. La legge elettorale, approvata dal Governo Meloni, rappresenta un cambiamento significativo nel sistema politico italiano.
La legge elettorale, approvata dal Governo Meloni, rappresenta un cambiamento significativo nel sistema politico italiano. La Corte Costituzionale dovrà valutare se i profili di incostituzionalità siano sufficienti a giustificare un giudizio. La Consulta, con il suo riserbo, non ha espresso opinioni specifiche, ma ha confermato che le questioni saranno affrontate con il consueto approfondimento. La legge potrebbe mettere in imbarazzo anche il Capo dello Stato, in quanto potrebbe influenzare la nomina del presidente del Consiglio. La legge elettorale, quindi, rappresenta un tema cruciale per le prossime elezioni, con il rischio di un giudizio che potrebbe modificare il quadro politico italiano.



