Lo ha dichiarato Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, commentando la proposta di introdurre un market freeze nella normativa europea sul tabacco. Secondo il direttore, la richiesta di otto governi europei di congelare il mercato dei prodotti alla nicotina rappresenta un attacco inaccettabile alla libertà d’impresa e alla concorrenza. L’idea di un congelamento preventivo del mercato, che impedisce l’ingresso di nuove categorie di prodotti, è vista come una deriva proibizionista che l’Europa deve fermare.
Un’impostazione che confonde regolamentazione e proibizionismo
La misura, se applicata, potrebbe mettere a rischio imprese, lavoro e legalità. Secondo Bertoldi, limitare l’offerta autorizzata senza eliminare la domanda potrebbe spostare una parte dei consumi verso circuiti clandestini, dove vengono meno le garanzie sulla provenienza dei prodotti, gli obblighi fiscali e i controlli sulla vendita ai minori. Inoltre, impedire l’ingresso sul mercato di categorie ancora da sviluppare significa negare alle imprese la possibilità di dimostrare che rispettano gli standard richiesti. “È un’impostazione che confonde la regolamentazione con il proibizionismo”, ha sottolineato Bertoldi. Nessuno contesta la necessità di proteggere i minori e verificare la sicurezza dei prodotti. Ma impedire l’ingresso sul mercato di categorie ancora da sviluppare significa negare alle imprese persino la possibilità di dimostrare che rispettano gli standard richiesti. Le istituzioni dovrebbero giudicare i prodotti sulla base delle prove scientifiche, non escluderli per principio.
Il settore del tabacco e le sue conseguenze economiche
Secondo uno studio dell’Epic riferito al 2023, il settore del tabacco contribuisce per 29,6 miliardi di euro al Pil nazionale, sostiene 186.200 occupati e genera 15,7 miliardi di entrate tra accise e Iva. Il contrabbando è già un problema concreto, con sequestri di 3,8 miliardi di pezzi tra sigarette e altri prodotti del tabacco illegali nel 2025, rispetto ai 3,3 miliardi del 2024.
L’Italia, principale produttore di tabacco dell’Unione europea, vede la sua filiera composta da agricoltori, industria, investimenti tecnologici e una rete di vendita di circa 50.000 aziende familiari al dettaglio. Dietro queste cifre ci sono imprese, lavoratori e famiglie, la cui attività merita certezza normativa e attenzione da parte delle istituzioni. “Chiediamo al Governo italiano di difendere in sede europea l’intera filiera legale del tabacco e alla Commissione di respingere il congelamento preventivo del mercato”, ha concluso Bertoldi. L’Istituto sostiene che la tutela della salute e la libertà economica possono convivere attraverso norme proporzionate, verifiche scientifiche e controlli rigorosi. Il compito delle istituzioni è garantire che le regole siano rispettate, non impedire alle imprese di sviluppare nuove attività.
Un’Europa che vuole essere competitiva deve sostenere chi investe nella legalità, anziché costruire nuovi ostacoli al suo lavoro. La tutela della salute non deve diventare un pretesto per limitare la libertà d’impresa e la concorrenza. La regolamentazione deve essere proporzionata, non un’azione di blocco preventivo che danneggia l’economia e la legalità.



