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mercoledì 23 Settembre 2026

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Economia

Il rischio dei mercati, non della procedura UE: Tria allerta su conti italiani

Tria avverte: i mercati osservano l’Italia, il rischio non è solo la procedura Ue ma la fiducia dei mercati.

Giovanni Tria, economista e ex ministro dell’Economia e delle Finanze, ha lanciato un allarme sui conti pubblici italiani, sottolineando che il vero rischio per l’Italia non è la procedura europea per deficit eccessivo, ma la fiducia dei mercati. Dopo la conferma del rapporto deficit-Pil al 3,1%, l’Italia rimane sotto la lente di Bruxelles, ma la preoccupazione principale di Tria riguarda l’impatto dei mercati finanziari, che valutano il rischio di prestare soldi all’Italia. L’economista ha sottolineato che, se i mercati credono che i conti italiani siano fuori controllo, richiederanno un interesse più alto, aumentando così la spesa per interessi nel bilancio pubblico.

La procedura UE non è il principale pericolo

Sebbene l’Italia sia ancora in fase di procedura d’infrazione per deficit eccessivo, Tria ha chiarito che il vero problema non è l’eventuale sanzione europea, ma la percezione dei mercati. Secondo l’economista, se i mercati credono che i conti italiani siano fuori controllo, richiederanno un interesse più alto, aumentando così la spesa per interessi nel bilancio pubblico. Questo potrebbe portare a un aumento del costo del debito e dei rendimenti dei Btp, con conseguenze economiche significative. Per l’Italia, il rischio principale è che i mercati possano interpretare male le politiche economiche del governo, portando a un aumento dei tassi di interesse e a una maggiore spesa per interessi. Tria ha anche ricordato che, sebbene i tassi aumenteranno un po’, l’Italia deve riuscire a rimanere nella fascia più bassa e più sicura dei debiti sovrani.

La fiducia dei mercati è cruciale

I debiti sovrani, da quello americano a quello francese, italiano, britannico e persino tedesco, sono sotto stretta osservazione. I tassi di interesse stanno salendo e le nuove emissioni necessarie a rinnovare lo stock del debito rischiano di costare di più. Anche se l’Italia fosse formalmente uscita dalla procedura d’infrazione, non avrebbe grandi margini di spesa. Tria ha sottolineato che è necessario limitare il deficit e contenere il debito, soprattutto per evitare un aumento dei costi di finanziamento.

La questione vera, però, è che qualunque spesa aggiuntiva finanziata in deficit diventa debito. Anche se l’Italia fosse uscita formalmente dalla procedura d’infrazione, sarebbe comunque necessario limitare il deficit e contenere il debito. Tria ha concluso che la fiducia dei mercati è cruciale per la stabilità economica del Paese e che il governo deve agire con prudenza per mantenere questa fiducia.

Per l’Italia si tratta, al massimo, di circa 36 miliardi in due anni. Se si è al di sotto del 3% e, a causa di questi maggiori esborsi, si supera nuovamente quella soglia, non si rientra automaticamente nella procedura d’infrazione. Se invece si è ancora nella procedura, queste risorse incidono comunque sul percorso di rientro. È chiaro che per il 2027 questo pone alcuni problemi rispetto alla possibilità di utilizzare tali margini.

La vera sanzione non viene dalla Commissione europea, ma dai mercati. Tria ha sottolineato che la fiducia dei mercati è il fattore chiave per la stabilità economica dell’Italia. Se i mercati non credono nella prudenza del governo, potrebbero aumentare i tassi di interesse e i costi del debito, con conseguenze gravi per l’economia nazionale. La politica del governo deve essere prudente sul consolidamento fiscale. Se i mercati ritengono che la politica del governo non sia prudente, chiedono un interesse più alto, aumentando così la spesa per interessi nel bilancio pubblico. Questo potrebbe portare a un aumento del costo del debito e dei rendimenti dei Btp, con conseguenze economiche significative.

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