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sabato 10 Ottobre 2026

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Boris Charmatz e “Muette”: il silenzio come forma di resistenza

Boris Charmatz presenta “Muette” a Milano, un’esperienza di danza in silenzio che esplora la fragilità e la resistenza.

Boris Charmatz, nato a Chambéry nel 1973, torna a Milano con “Muette”, un’esperienza di danza in silenzio che sfida il pubblico e l’artista stesso. L’opera, in scena oggi e domani al Fog della Triennale, è un’evoluzione del suo lavoro precedente “Somnole”, ma questa volta il suono è assente, e la musica è il silenzio. L’artista, ospite del Moma e della Tate Modern, è “artiste complice” del 78° Festival d’Avignon, e con “Muette” cerca di esprimere una forma di resistenza attraverso l’assenza di rumore.

Un’esperienza di silenzio e intimità

Con “Muette”, Charmatz si confronta con il concetto di silenzio come forma di espressione. “Ho voluto togliere tutto, scene e costumi; c’è solo la luce”, spiega. Il pubblico sente il respiro dell’artista e reagisce con il proprio, creando un dialogo silenzioso ma intenso. L’opera si colloca tra minimalismo e intimità, un’esperienza che si svolge in un ambiente ridotto a una sola figura, esposta al pubblico. “Mentre siamo sommersi di disgrazie e di minuti di silenzio per onorarne le vittime, qui condividiamo un silenzio diverso”, afferma.

Un’arte che si confronta con il mondo

Charmatz ha sempre scelto situazioni estreme e perturbanti per il suo lavoro. Dopo “Somnole”, con fischi nel sound, ora il silenzio diventa la sua nuova sfida. “Avevo già attraversato il silenzio in ‘Aatt enen tionon’ e ora lo rifaccio ma non solo per la situazione che stiamo vivendo”, spiega. L’artista riconosce che in un momento di guerre e crisi climatiche, il nudo, simbolo di fragilità, è diventato più pericoloso. “Adesso il pubblico viene avvisato all’ingresso che troverà il nudo in scena”, sottolinea.

La sua carriera, iniziata a 12 anni con studi all’Opéra de Paris e al Conservatoire lionese, ha visto l’evoluzione della danza contemporanea. Dopo aver diretto il Centro coreografico di Rennes, ribattezzato Musée de la Danse, ha collaborato con nomi del calibro di Pina Bausch e Anne Teresa De Keersmaeker. “Con la mia compagnia Terrain, unita al Tanztheater di Pina Bausch, ho firmato ‘Liberté Cathédrale’, un pezzo a stormo per 30 persone in grandi spazi sul suono delle campane”, ricorda. L’esperienza di lavoro con l’equipaggio franco-tedesco lo ha reso fortunato, anche dopo aver lasciato Wuppertal. Charmatz ha anche presentato installazioni per uno spettatore solo, come “Héâtre-élévision”, e lavori con Raimund Hoghe, il dramaturg di Pina Bausch. Tra i progetti più ambiziosi, “1000 Gestes”, un’impresa monumentale senza mai ripeterne nessuno in giro per il mondo. “Amo l’Italia e Milano. In Triennale ho già proposto ‘Somnole’ e ‘Venti danzatori per il XX secolo e oltre’, un archivio vivente di assoli celebri di storia della danza. Ci ritorno con gioia”, conclude.

  • “Muette” è in scena oggi e domani al Fog della Triennale.
  • Charmatz ha esposto in musei come il Moma e la Tate Modern.
  • La sua carriera inizia a 12 anni con studi all’Opéra de Paris.

Con “Muette”, Boris Charmatz propone una forma di resistenza attraverso il silenzio, un’esperienza unica che mette a nudo corpo e anima. L’arte, in questo caso, diventa un atto di protesta e di riflessione, in un momento in cui il mondo sembra essere sempre più rumoroso e fragile.

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