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sabato 10 Ottobre 2026

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Colle Santa Lucia, il paese che protegge le mamme capriolo: «Caccia vietata, devono allattare i piccoli»

Una riserva alpina in Veneto ha vietato la caccia alle femmine di capriolo, suscitando dibattito su equilibrio e etica.

Colle Santa Lucia, un paese di 340 abitanti situato a oltre 1400 metri di quota nel cuore delle Dolomiti Agordine, ha deliberato di vietare la caccia alle femmine di capriolo, cervo e camoscio che hanno partorito da poco, a partire dalla stagione venatoria 2026/27. La decisione, presa in assemblea nel mese di agosto, nasce da un’interrogativa etica e morale: eliminare le mamme significa lasciare i piccoli in una condizione di vulnerabilità nel periodo più difficile dell’anno, l’inverno, quando la sopravvivenza è in pericolo. La Riserva di caccia, che opera in autonomia, ha così scelto di proteggere la fauna selvatica, anche se la pratica è prevista dalle norme provinciali.

Un ricorso contro la Provincia

La decisione ha suscitato reazioni, tra cui un ricorso presentato da un socio della Riserva contro la Provincia di Belluno, attraverso il Servizio Caccia e Pesca. L’azione legale si basa su un interrogativo: se la Riserva può legittimamente inibire una pratica venatoria, perché la Provincia non interviene sulle norme tecniche e non estende il divieto a tutte le riserve? La Provincia ha risposto che la deliberazione non è stata trasmessa come proposta formale di restrizione del calendario venatorio, e quindi deve essere valutata nell’ambito dell’autonomia organizzativa riconosciuta alla Riserva.

La Provincia ha confermato l’autonomia delle Riserve alpine di caccia, ma il dibattito continua su come conciliare la pratica venatoria con la protezione della fauna e la sicurezza dei cittadini.

Un equilibrio in discussione

La popolazione di ungulati nel territorio bellunese è stabile, con 12.184 caprioli, 11.870 cervi e 7.885 camosci, secondo il censimento. Gli ungulati, però, si avvicinano sempre più ai centri abitati, causando incidenti automobilistici soprattutto in autunno. La Provincia ha confermato l’autonomia delle Riserve alpine di caccia, ma il dibattito continua su come conciliare la pratica venatoria con la protezione della fauna e la sicurezza dei cittadini.

Se le regole provinciali possono essere modificate per tutelare la fauna, allora non costituiscono una garanzia di equilibrio ecologico.

La questione non riguarda solo la fauna selvatica, ma anche il rapporto tra uomo e natura. La decisione di vietare la caccia alle mamme capriolo rappresenta un passo in avanti per la conservazione, ma solleva domande su come gestire le norme provinciali e garantire un equilibrio tra attività venatorie e tutela ambientale. La Riserva di Colle Santa Lucia, con il suo impegno, ha messo in luce una sfida comune: trovare un modello che rispetti sia la tradizione venatoria che la salvaguardia del territorio. La Riserva di Colle Santa Lucia ha aperto un dibattito su come regolamentare la caccia in modo più etico e responsabile. La sua decisione ha suscitato interesse e preoccupazione, ma ha anche sollevato interrogativi su come conciliare la pratica venatoria con la protezione della fauna e la sicurezza dei cittadini. La questione rimane aperta, ma la Riserva ha dimostrato un impegno concreto per la conservazione e la tutela dell’ambiente.

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