Due studi dell’Università di Parma hanno reso possibile una terapia personalizzata per la leucemia, grazie a un modello innovativo che permette di valutare la risposta dei pazienti ai farmaci. I risultati, pubblicati su riviste internazionali come Blood e npj Precision Oncology, sono frutto di un progetto finanziato con 400mila euro dalla Regione Emilia-Romagna. L’obiettivo è individuare le caratteristiche specifiche di ogni forma di leucemia e adattare i trattamenti in base alle risposte individuali ai farmaci.
Un approccio personalizzato per una malattia complessa
La leucemia linfoblastica acuta a cellule T (LAL-T) è una forma di cancro del sangue che può presentare caratteristiche molto diverse da un paziente all’altro. Per questo motivo, la ricerca si concentra su un approccio che mira a rendere la terapia più aderente alle caratteristiche individuali della malattia. L’idea è di costruire una sorta di “carta d’identità” della leucemia, in grado di indicare i farmaci più efficaci per ogni singolo caso. Questo metodo, basato sulla valutazione della risposta ai farmaci, potrebbe permettere di limitare i trattamenti non necessari e migliorare l’efficacia delle cure.
La ricerca si basa su un modello che permette di valutare la risposta ai farmaci in modo personalizzato. L’obiettivo è fornire indicazioni utili per orientare le scelte terapeutiche, individuando i trattamenti più adatti al singolo caso e limitando quelli non necessari. L’approccio si basa su una strategia che mira a rendere la terapia più selettiva, evitando interventi inutili e aumentando la qualità della vita dei pazienti.
Un modello nazionale in via di sviluppo
Il progetto, che ha coinvolto tutte le strutture di ematologia del territorio emiliano-romagnese, ha visto la collaborazione tra l’Università di Parma, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e la Fondazione Gimema. L’obiettivo è estendere il modello oltre i confini regionali, trasformando l’infrastruttura dell’Ematologia di Parma in un punto di riferimento nazionale. La struttura è diretta da Giovanni Roti, ordinario del Dipartimento di Medicina e direttore dell’Ematologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma.
Il modello si basa su un percorso scientificamente solido e sostenuto da finanziamenti pubblici e donazioni liberali. L’investimento regionale ha permesso di creare le condizioni per applicare il metodo nell’ambito dell’assistenza ematologica e di sviluppare un laboratorio con tecnologie avanzate per sostenere le attività di ricerca e la sperimentazione. L’obiettivo è mettere a disposizione uno strumento capace di supportare le decisioni cliniche attraverso una valutazione più individualizzata della malattia e della sua risposta ai farmaci. La prossima sfida è estendere il modello a livello nazionale, rendendo disponibile una pratica innovativa a tutti i pazienti con leucemia acuta. L’Università di Parma, con il suo impegno nella ricerca e nella cura, dimostra come la scienza possa essere un’arma potente per migliorare la vita di chi soffre di malattie complesse come la leucemia.



